Solo mantenendo un’identità forte c’è un grande futuro per l’enologia siciliana. E’ la ricetta di Mirko Feroce, sommelier del ristorante “Condividere” di Torino.

di Vincenzo Donatiello

Raccontaci qualcosa del tuo lavoro.

“Mi chiamo Mirko Feroce e sono il sommelier del ristorante “Condividere” di Torino, aperto nel 2018 dalla famiglia Lavazza con la collaborazione di Ferran Adria, guidato da Federico Zanasi, chef modenese con il quale mi confronto quotidianamente su tutto.  Cibo e vino sono la mia essenza vitale da qualche anno!”.

Qual è il primo vino che ricordi di aver assaggiato?

“Il mio amore per il vino nasce in Australia, dove ho approcciato il mondo vitivinicolo e quello della ristorazione”.

Se ti dico Sicilia, qual è il tuo primo pensiero a riguardo?

“Se mi dici Sicilia sicuramente il primo pensiero è per la mia compagna che è di Ragusa. È una zona che amo particolarmente, e penso che a livello di terroir possa competere con le più importanti zone vinicole in Italia”.

Proponi vini siciliani nella tua carta dei vini? Di quali aree?

“Amo profondamente la zona dell’Etna e in carta ho una fitta presenza di etichette del vulcano: hanno quel magnetismo che solo i grandi vini mondiali possiedono”.

Raccontaci il migliore abbinamento fatto con un vino siciliano.

“L’abbinamento che più mi ha dato gusto è stato sicuramente il Vigne Alte 2016 di Frank Cornelissen servito freddo, sui 13 gradi, con un arroz a banda (la nostra versione di riso) con anatra e anguilla. Affumicatura, note di grafite, eleganza. Quel piatto sembrava nato apposta per quel vino e viceversa”.

Come vedi il futuro del vino siciliano?

“Non bisogna farsi tentare dalle richieste di mercato che sicuramente aumenteranno ancora. Mantenendo l’attuale identità forte e non snaturando il territorio, il futuro sarà luminosissimo”.