L’enologia siciliana secondo Francesco Cloria, sommelier al “San Domenico” di Imola, due stelle Michelin.

testi Vincenzo Donatiello

Dal 2014 sei al San Domenico di Imola; ma prima che cosa hai fatto?

“Sono nato in una piccola cittadina dell’appennino irpino, cresciuto sul Gargano per frequentare la scuola alberghiera, adottato dalla Romagna dove vivo da diversi anni. Ho vissuto gran parte della mia vita a fare esperienze lavorative tra ristoranti e hotel in giro per il mondo. ”.

Se ti dico Sicilia, qual è il tuo primo pensiero a riguardo?

“La Sicilia non può essere un solo pensiero, la Sicilia è tante cose… Ricca di storia, sole cocente, mare limpido, il nero del vulcano, l’odore degli agrumi, le meraviglie enologiche e culinarie…”.

Proponi vini siciliani nella tua carta dei vini? Di quali aree?

“La mia carta dei vini conta circa una cinquantina di referenze siciliane. L’area più interessante a mio avviso rimane quella dell’Etna. Non trascuriamo assolutamente la zona a ovest per la produzione di un grande vino italiano che è il Marsala”.

Raccontaci il migliore abbinamento fatto con un vino siciliano.

“Ventennale di De Bartoli in abbinamento a scampi arrostiti alla plancia, scaloppa di fegato d’oca e schiacciata di patate affumicata. Una bomba, buonissimo!”.

Come vedi il futuro del vino siciliano?

“Credo che la strada che sta percorrendo la maggior parte dei produttori sia quella giusta. Ormai da quindici anni a questa parte il livello qualitativo è cresciuto in maniera esponenziale. Tantissime carte vini di ristoranti importanti, sia in Italia che all’estero, propongono diverse etichette isolane. Diversi sono i produttori che si sono poi battuti per dare una certa voce al vino siciliano, alle denominazioni, alle zonazioni… per dirne qualcuno Marc De Grazia, Frank Cornelissen, i De Bartoli. La qualità e il rispetto della terra sono sicuramente la chiave di volta”.