Aloisa Moncada di Paternò nata e vissuta a Milano, è tornata nella città delle sue origini per impegni familiari. non è più partita.

di Giuliana Imburgia

“Un innamoramento graduale, a lento rilascio, come quando s’incontra un bel signore e il giorno dopo non si può fare a meno di ripensare a quell’incontro, così inaspettato ma piacevole”. Così Aloisa Moncada di Paternò ha spiegato le ragioni del suo trasferimento dalla Lombardia alla Sicilia, terra d’origine del padre Uberto.

È nata e cresciuta a Milano, città in cui si spostò la sua famiglia durante gli anni dei moti contadini; ma per Aloisa la Sicilia era comunque una “terra familiare”, dove da bambina trascorreva le festività e le vacanze estive.

È sempre stata una milanese convinta: broker impegnata di professione, coglieva l’essenza pratica del vivere a Milano perché “era una base comoda al centro dell’Europa, con aeroporti facili e un’ottima qualità di vita e per ragioni logistiche escludevo la possibilità di spostarmi da qui”, racconta.

Venuto a mancare il padre, Aloisa è stata costretta ad aver a che fare con Palermo più da vicino per occuparsi di alcune “questioni familiari siciliane” che richiedevano più spesso la sua presenza in terra sicula. Da lì è stata solo questione di tempo prima che la Sicilia facesse innamorare quella milanese doc e che quel cognome tanto caro alla città di Palermo riprendesse il suo posto.

“Mi sono occupata della vendita di Palazzo Butera alla famiglia Valsecchi e questo mi ha dato modo di passare più tempo a Palermo, di dedicare alla città maggiore attenzione e guardarla con occhi diversi fino ad accorgermi che iniziava a piacermi. Nonostante Palermo mi costringesse a giornate stancanti, dover ripartire per Milano era motivo di grande dispiacere”.

E siccome al cuor non si comanda, tre anni fa ha deciso di trasferirsi a Palermo e di vivere immersa nell’eleganza del centro storico. Si è innamorata delle potenzialità di questa terra e del progetto che vede nella Sicilia il punto di partenza per la rinascita dell’Europa e del Mediterraneo. “Tra cultura e bellezza c’è tanto lavoro da fare qui e credo che con un po’ d’impegno generale Palermo possa esser d’esempio per gli altri quartieri d’Europa”.

Il lavoro da imprenditrice le ha permesso di contribuire in prima persona alla realizzazione di quel progetto rinascimentale: Aloisa fa parte di un’associazione per la valorizzazione della Kalsa e si occupa della cura e gestione dell’Orto botanico di Palermo in qualità di membro del Consiglio scientifico del Sistema museale di Ateneo.

Da poco è stata raggiunta anche dal figlio, ventottenne, che ha approvato a pieni voti la sua conversione siciliana.

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