Gioielli preziosi realizzati con scarti trovati in discarica, oggetti di design creati assemblando materiale elettrico usato: così Linda Schipani, ingegnere ambientale e artista, dona ai rifiuti una bellissima seconda vita.

di M. Laura Crescimanno

I rifiuti che il mare ci riporta a terra, che molto spesso provengono dai fiumi,  restano lì, monumento allo scempio, per ricordare che l’equilibrio ambientale del pianeta è in grave pericolo a causa dell’impatto insostenibile delle attività umane. Rifiuti che, raccolti e ripuliti, possono essere trasformati in opere d’arte, o in semplici oggetti di uso quotidiano o di design. È così che un immenso pneumatico da camion abbandonato sull’arenile, adeguatamente resinato, potrebbe trasformarsi in sedile, o in barriera frangiflutti. E una banale bottiglietta d’acqua in un bracciale.

Per Linda Schipani, ingegnere ambientale messinese, laureata all’Università La Sapienza di Roma, cresciuta professionalmente nell’azienda di famiglia che si occupa di gestione di smaltimento e di illuminotecnica, i materiali abbandonati nelle discariche hanno tutto un altro significato. E per spiegarlo, usa il linguaggio dell’arte.

Mentre passeggia sulla spiaggia di Eraclea Minoa, dove ha partecipato al concorso Marine Litter Art, giunto a settembre alla terza edizione, Linda mi spiega con un piglio sorridente e deciso qual è la sua visione capovolta. L’arte, la bellezza sono anche lì, in mezzo ai cumuli di immondizia e microplastiche che le onde depositano di continuo sulle dune.  Per realizzare la sua opera – una sirena messa in croce dai rifiuti – ha raccolto e lavorato per giorni pezzi di plastica di ogni genere: metallo, cassette, scarpe e borse, tappi e bottiglie, reti, ma anche pezzi di ferro e legno, borse e bidoni.

La sua factory, un laboratorio-museo dove organizza attività con le scuole e mostre annuali, trova spazio nello stabilimento di costruzioni elettromeccaniche di famiglia in via Croce Rossa, a Messina. Qui le vecchie componenti elettriche e di pubblica illuminazione sono state trasformate dai molti artisti, circa duecento, che lo hanno frequentato dal 2008 a oggi. Si tratta di una collezione di litter art decisamente unica che racconta una storia d’industria, tecnologia, arte, impegno e passione personale legato alla sostenibilità ambientale.

Nel tuo curriculum di ingegnere si trovano alcune esperienze particolari: sei andata sino in Africa nella capitale del Senegal, a Dakar, Paese dove il dramma dei rifiuti è oramai a livelli incontrollabili, per vedere il funzionamento di una grande discarica. Com’è andata?

“Andare a lavorare in discarica è stata un’esperienza toccante, molto formativa, che vorrei ripetere altrove. La discarica di Dakar è un grande villaggio dove la gente vive in case di cartone, vestita di stracci e senza scarpe su un terreno che brucia, persone tuttavia ricche di dignità e dal portamento elegante. La comunità è organizzata in quartieri, quello della plastica, del vetro, della carta… Io ho avuto modo di seguire un camion e di raccogliere quello che scaricava, rifiuti speciali provenienti forse da una fabbrica di termos. Ho recuperato fragili e argentate bocce di vetro, cilindri di cartone e tanti altri tesori. Ho avuto modo di trasformarli con la gente del luogo e di organizzare una piccola mostra in una scuola di Dakar, poi qui a Messina abbiamo fatto una mostra fotografica e un video ‘Messina Dakar andata e ritorno’ che si può trovare online”.

Ma come si conciliano il lavoro dell’ingegnere con quello creativo dell’artista? 

“La formazione da ingegnere mi consente di razionalizzare lo spirito dell’artista, sono due estremi che si incontrano in un progetto che vede l’arte quale strategia di gestione alternativa dei rifiuti. Accanto ai sistemi convenzionali di smaltimento o recupero, infatti, esiste una concreta possibilità di riutilizzo degli scarti in nuovi processi innescati dalla creatività attraverso cicli ambientalmente sostenibili. Un’idea che mi ha consentito di creare un nuovo marchio, ArtEcoDesign, un modo anche per rendere le imprese più competitive attraverso innovazione, ottimizzazione delle risorse e rispetto dell’ambiente.  In pratica, con ArtEcoDesign, che ha vinto nel 2012 il concorso nazionale Talento delle Idee, ho sviluppato una strategia applicabile a ogni realtà produttiva, con uno schema di processo che vede gli scarti di impianti elettrici diventare sottoprodotti di arte e design. Un esempio concreto? Il mio ecoelectricdesign, cioè lampade, tavoli e plafoniere realizzati con scarti elettrici, vecchie bobine riciclate, sfere per la pubblica illuminazione in pvc”.

Dai rifiuti, per far capire che il ciclo della materia è lungo e prezioso, hai realizzato gioielli esposti in molti atelier d’Europa, perfino a St. Moritz.  Come ci sei arrivata?

“Rientrata da Dakar sono stata contattata dalla direttrice di  una prestigiosa gioielleria di St. Moritz che mi ha proposto di fare una mostra intitolandola ‘L’Arte Muta’. Ho usato come immagine di questa mostra un’opera realizzata in discarica, un nido con una lattina di sarde e una perla. Ho esposto tra splendidi gioielli e pietre preziose i miei lavori nati dai rifiuti. Grazie a questa mostra ho capito che l’arte non ha limiti e può portare un oggetto dai luoghi più poveri del mondo a quelli più ricchi. Così ho pensato di trasformare i rifiuti in gioielli, impreziosirli, esaltare i loro colori e la loro luce, vestirli d’oro e d’argento, ricoprirli di pietre. Gioielli coraggiosi e originali in cui il lusso sposa la sostenibilità, un valore aggiunto che mi ha dato modo di presentarli nel 2015 all’Expo di Milano”.

Marin Litter Art in Sicilia è un’esperienza nuova, qual è il tuo giudizio su progetti di questo genere? Hanno un impatto concreto sul pubblico?

“Partecipare a Marine Litter Art, il concorso ideato dall’associazione Marevivo, che si svolge a Eraclea Minoa tra la pineta, le dune e la splendida spiaggia incorniciata dal capo Bianco, è stata un’esperienza di grande valore umano e artistico, perché condivisa con chi crede realmente che insieme si possa fare qualcosa per proteggere l’ambiente marino, fruire correttamente dell’ecosistema e rispettare la natura. Progetti di questo genere aiutano a diffondere informazione sul tema dell’inquinamento e a sensibilizzare sulla corretta gestione dei rifiuti e lo fanno attraverso il  linguaggio universale dell’arte comprensibile a ogni età, facendo leva sulla creatività di ciascuno di noi, senza barriere di linguaggi, generi, etnia, livello culturale e sociale”.

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