La città delle donne non è antagonista, non è una quota rosa urbana, ma è una sfida per un futuro generativo e non predatorio. Perché, come scrive Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice e attivista nigeriana, “dovremmo essere tutti femministi”

di Maurizio Carta

Il soffitto della diseguaglianza di genere è stato rotto nelle città. Sono già venti le grandi città del mondo guidate da donne, alcune delle quali si propongono come interessanti laboratori di innovazione sociale e sviluppo sostenibile: Barcellona con Ada Colau, San Francisco con London Breed, New Orleans con LaToya Cantrell, Chicago con Lori Ligthfoot, Parigi con Anne Hidalgo, Amsterdam con Femke Halsema e Tunisi con Souad Abderrahim. Una rete di donne sindaco che ha lanciato l’iniziativa Women4Climate che mira a responsabilizzare, entro il 2020, cinquecento giovani donne per intraprendere azioni coraggiose per l’adattamento climatico nelle principali città del mondo. Greta Thunberg non è sola!

In una maggiore dimensione politica, la nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha immediatamente impresso una sterzata verso una diversa visione e, nel suo discorso al Parlamento europeo, ha presentato un piano articolato per costruire nei prossimi anni una nuova Europa, leader mondiale dell’economia circolare, solidale e creativa e un più autorevole soggetto politico, con interventi nei confronti delle fasce fragili e dei giovani. Un discorso esplicitamente dedicato al “coraggio e l’audacia delle pioniere come Simone Veil”, prima presidente del Parlamento europeo.

La politica delle donne non deve essere più un’eccezione da premiare, una medaglia individuale, ma deve diventare un orizzonte del nostro futuro. E in diverse parti del mondo stanno sorgendo occasioni, reti e luoghi di formazione e sviluppo di una cultura politica femminile. In Sicilia a Favara, Prime Minister è la scuola di politica per giovani donne dai 13 ai 19 anni, fondata con visione e coraggio da Florinda Saieva di “Farm Cultural Park” e Denise Di Dio di “Movimenta” per valorizzare il talento, la sensibilità e la capacità delle donne in politica.

La città delle donne non è antagonista, non è una quota rosa urbana, ma è una sfida per un futuro generativo e non predatorio, per una politica che rifiuti l’approccio prepotente, l’alpha factor, per coltivare la sensibilità dell’ascolto, del dialogo e della compartecipazione. Una sfida che ci riguarda tutti, uomini e donne. Perché, come scrive Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice e attivista nigeriana, “dovremmo essere tutti femministi”, coltivando un pensiero differente, più complesso, più generativo, più sensibile, più giusto, capace di farci comprendere meglio le esigenze del mondo, e quindi di guidarci con maggiore sicurezza verso un futuro migliore. A partire dalle città.