Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quanto dal credersi complicati. E questo complica le cose, anche le più semplici.

di Roberto Alajmo

 

PORTARE

Verbo dall’apparenza linguistica ordinaria, che però nasconde, nell’accezione dialettale, un significato ulteriore, specie nella forma riflessiva. Esempio:

– Si è portato alle elezioni.

In determinati contesti può sopperire al verbo rubare.

– Si sono portati il motore.

– Accura che si portano il motore.

– Mettici la catena, che qua si portano i motori.

Frasi che all’orecchio di un siciliano suonano ricche di senso, incomprensibili da Reggio Calabria in su.

La formulazione serve a sdrammatizzare il furto, ad avallarne l’ordinaria banalità e anche a suggerire che a tutto esiste rimedio. Il retropensiero è:

– (In fondo non l’hanno rubato. Se lo sono solamente portato. Potrebbero anche riportarlo: magari, forse, un giorno).

Da notare il soggetto sottinteso (loro, terza persona plurale) che sta a indicare una figura indeterminata: ladro, sì, ma forse solo occasionale.

Si possono portare un sacco di cose, più o meno preziose, più o meno ben custodite. Nell’esempio utilizzato (furto di mezzo a due ruote) va segnalato anche l’utilizzo della parola “motore”, con funzione di sineddoche: la parte fondamentale (il motore, appunto) per il tutto (vespino o scooter).

– Vado in motore.

– Sali sul motore.

Inutile specificare che questa sineddoche risulta sconosciuta al di fuori della Sicilia, e in senso letterale provoca anche una certa ilarità.