La Sicilia ha bisogno di innovazione, scienza e mercato. E investimenti pubblici e privati che facciano crescere attitudini imprenditoriali e intraprendenza industriale

di Antonio Calabrò

Poca industria, scarsa crescita economica, futuro più povero. In sintesi, è la considerazione che emerge dal paragone tra Lombardia e Sicilia sui dati dell’incidenza della manifattura sul Pil (il (Prodotto interno lordo, cioè la ricchezza creata dai settori produttivi). L’industria in senso stretto, in Lombardia, vale il 22,7 per cento del Pil, un dato che colloca la regione ai vertici della Ue, accanto alle aree più dinamiche della Germania. In Sicilia, l’8 per cento appena. Il punto più basso degli ultimi cinquant’anni. “Fuga dall’industria”, titola Il Sole24Ore (4 settembre) dando spazio a una serie di dati di Sicindustria. Se si entra ancora più nel merito, l’incidenza industriale è fortemente segnata dai grandi impianti petrolchimici (Gela, Milazzo, Siracusa) che hanno scarso impatto sull’indotto e sull’occupazione, oltre che presentare rilevanti problemi di ordine ambientale. E nelle stesse aree industriali, cresciute con robusto impiego di soldi pubblici, scarseggiano le fabbriche e aumentano i centri commerciali.

Ancora qualche dato: la pubblica amministrazione in Sicilia rappresenta il 30 per cento del Pil, in Lombardia appena il 13. Un’economia siciliana, dunque, dipendente da spesa pubblica e impiego pubblico, con forti vincoli che degradano verso assistenzialismo e clientelismo. Un altro freno per lo sviluppo. E i servizi? Valgono il 58,5 per cento del Pil in Lombardia e il 53,5 in Sicilia. Anche qui occorre una precisazione: gran parte dei servizi lombardi sono legati al sistema produttivo, vivono d’innovazione e competizione internazionale, quelli siciliani sono supporto per agricoltura e industria purtroppo di basso peso. Insiste Confindustria Sicilia: “Siamo dentro una struttura economica che mostra evidenti segni di debolezza dinamica, ossia un’economia che, così rimanendo le cose, è condannata alla crescente dipendenza dai trasferimenti esterni”.

Che fare? Per uscire da una condizione di marginalità, la Sicilia ha bisogno di cultura d’impresa e investimenti pubblici e privati (e, naturalmente, europei ben utilizzati) che facciano crescere attitudini imprenditoriali e intraprendenza industriale. Una cultura dell’innovazione, della scienza e del mercato, insomma, anche nei settori da qualche tempo positivamente dinamici del turismo, delle attività culturali, dell’agroindustria.

Per uscire dalla marginalità, la Sicilia ha bisogno di  innovazione, scienza e mercato. e investimenti pubblici e privati che facciano crescere attitudini imprenditoriali e intraprendenza industriale