Sono oltre duemila la mummie conservate in Sicilia, un insieme di reperti utilissimi per la ricerca sulle malattie e la biologia dei nostri avi. A studiarle c’è il messinese Dario Piombino Mascali, uno dei massimi esperti di paleopatologia del mondo. Con lui il passato ricomincia a parlare.

di Alessandra Turrisi

“Non fare la mummia”, intimano genitori furiosi al figlio reticente o insegnanti sconsolati a un alunno che fa scena muta all’interrogazione. Ma dovranno rassegnarsi a cambiare ritornello. Perché le mummie parlano, eccome. Anche a distanza di secoli, semplicemente con un osso o un frammento di pelle, quei corpi di uomini e donne, vecchi e bambini, venuti dal passato, sono in grado di raccontare vizi e virtù, abitudini e malattie, storie affascinanti impossibili da dimenticare. A dare voce a questi racconti è Dario Piombino Mascali, antropologo siciliano di 42 anni, docente nelle università di Vilnius e Oxford, inserito a pieno titolo nell’Olimpo della mummiologia moderna internazionale. Era bambino quando si fece accompagnare dal papà a Santa Lucia del Mela, a pochi chilometri dalla sua città natale, Messina, per vedere la mummia della beata Eustochia poi diventata santa. Fu amore a prima vista. “Non ebbi una sensazione di paura. Fu il primo contatto con questi resti così importanti, che contengono tantissime informazioni storiche e biologiche e che possono essere studiati e conservati per le generazioni future – afferma -. Il mio interesse crebbe durante gli anni universitari a Pisa quando, a un corso di antropologia, appresi che ci si poteva occupare di questi reperti per professione. Pensai subito che le mummie della Sicilia, mai investigate prima, potevano rappresentare un originale filone di ricerca”.

Dario Piombino Mascali studia e viaggia. Diventa un paleopatologo, maneggia con cura Tac e macchinari diagnostici ai quali sottopone quei corpi essiccati, trascorre giorni interi nelle biblioteche di mezzo mondo a cercare conferme alle sue ipotesi storico-scientifiche, apprende tutti i segreti dei metodi di conservazione nelle varie parti del mondo e delle formule chimiche utilizzate. Si occupa delle mummie egizie conservate in numerosi musei europei, di quella di Similaun, delle “mummie del fuoco” nelle Filippine, ma anche di reliquie di santi come il beato Antonio Franco di Napoli e corpi delle torbiere olandesi, dei resti del processo di imbalsamazione della famiglia Medici. E poi ci sono loro, le mummie siciliane, un patrimonio unico con oltre duemila esemplari conservati nell’Isola, risalenti a un ampio periodo storico che va dal 1500 fino ai primi del Novecento.

La più ricca concentrazione è la collezione dei Cappuccini a Palermo, un sito unico al mondo, tappa irrinunciabile ai tempi del Grand Tour. L’antropologo messinese è diventato il conservatore delle catacombe, meta di turisti da tutto il mondo. Ha curato gli interventi hi-tech per salvare dal rischio di disfacimento la mummia più conosciuta, quella di Rosalia Lombardo, la bambina del volto sereno e delicato morta a due anni di polmonite nel 1920 e imbalsamata da Alfredo Salafia, il maestro del “sonno eterno” che aveva inventato una formula chimica di conservazione molto innovativa e ancora oggi insuperata. Sparita per oltre settant’anni, quella miscela prodigiosa è stata svelata in un manoscritto custodito dalla famiglia dell’imbalsamatore, che ha voluto affidarla proprio a Piombino Mascali per uno studio scientifico.

Alla dolcissima Rosalia e al lungo percorso attraverso corridoi e cripte l’antropologo dedica il libro edito da Kalos Le catacombe dei Cappuccini. Guida storico-scientifica, un viaggio dalla storia del luogo alla sua formazione a partire dal 1599, dai provvedimenti igienici alle credenze e alle pratiche funerarie, fino ad arrivare alle testimonianze di donne e uomini di arte e di lettere che non seppero resistere al fascino della città sotterranea. Parte da qui, per estendersi a Piraino, Santa Lucia del Mela, Savoca e Gangi, il progetto Mummie di Sicilia, “un’indagine bioarcheologica e paleopatologica su tutto il patrimonio mummificato della Sicilia, svolto sotto l’egida dell’assessorato dei Beni culturali della Regione siciliana, con partner internazionali prestigiosi, dal National Geographic al Progetto Erasmus”- spiega Piombino Mascali. L’idea nasce nel 2007 e trova tra i primi sostenitori Arthur Aufderheide, padre della mummiologia moderna e suo primo mentore. Il giovane siciliano vuole accanto a sé in questo ambizioso progetto i maggiori studiosi di mummie al mondo “per garantire qualità e trasparenza in questo lavoro scientifico di cui oggi si parla nei manuali di paleopatologia internazionali” – afferma .  Se nel Cinquecento e nel Seicento i corpi venivano riempiti di paglia, stoffa, lana per dare spessore, nell’Ottocento compaiono anche trattamenti chimici e la collocazione di occhi di vetro.

Le scoperte non sono mai abbastanza per questo ricercatore indefesso, nominato per decreto regionale ispettore onorario per il patrimonio delle mummie siciliane. Appena il tempo di pubblicare su riviste scientifiche i risultati e il cuore è già lanciato oltre l’ostacolo. “Adesso stiamo analizzando tutte le mummie bambine a Palermo, che ci stanno fornendo informazioni importanti sulle ossa e sui denti – rivela Piombino Mascali -. Un lavoro delicatissimo, anche perché le ispezioni possono essere effettuate solo in loco, i corpi non possono essere spostati. Sarà pubblicato a breve anche uno studio sulle mummie di Gangi, di cui abbiamo un campione molto numeroso, ben 36 esemplari. Ma abbiamo in cantiere anche un progetto di studio sulle ossa, che invece è più facile analizzare in laboratorio. Partiranno due missioni, una a Paternò e una a Taormina, dalla preistoria al Medioevo, sul patrimonio bioantropologico”.

Il tempo dedicato a quei corpi accarezzati, osservati, studiati, custoditi, dà spazio anche a riflessioni sul senso della vita e della morte, sul rispetto e sull’attenzione al prossimo. La mummificazione è una pratica arcaica. “Per quello che ho potuto comprendere studiando questo processo, la mummificazione in Sicilia nasce dalla fede nel Purgatorio – chiarisce l’antropologo -. L’anima doveva purificarsi prima di una stabilità ontologica. Dunque, la morte veniva vista come un percorso, che rappresenta un cammino dell’anima”. Un rapporto viscerale quello di Dario Piombino Mascali con la sua terra. Una curiosità: nel suo ricchissimo curriculum, alla voce “competenze linguistiche”, accanto alla padronanza di inglese, lituano e tedesco, greco e latino classici, compare “siciliano madrelingua”. “È quella la mia prima lingua, quella appresa con le nonne a Messina con cui sono cresciuto. Quello con la Sicilia è un rapporto cui non voglio rinunciare e farò di tutto perché quest’Isola diventi un posto migliore”.

 

unnamed (12)unnamed (11)unnamed (10)unnamed (9)unnamed (8)