La Sicilia ha un primato nel mondo; per caso o per fortuna che sia, ha inventato i frutti “bastardoni”, i frutti che maturano fuori stagione.

di Paolo Inglese

Strano destino, quello del ficodindia. Considerato “mostro tra gli arbori” dai primi spagnoli che, dopo lo sbarco di Cristoforo Colombo, lo descrissero ai reali di Spagna, ha trovato una nuova patria in Italia, restando fedele alla stessa bandiera verde-bianco-rossa. Pianta straordinaria, capace di nutrire i poveri delle aree subdesertiche del mondo, in America, Messico e Sud America, come in Nord Africa, Ethiopia, Eritrea e nel vicino Oriente, ma altrettanto capace di giocare un ruolo importante nell’agricoltura orientata al mercato, senza per questo rinnegare il proprio ruolo di “ecocrop”, di specie, cioè, capace di costruire un sistema agricolo intensivo, dal punto di vista delle rese, ma incredibilmente efficiente dal punto di vista ecologico ed energetico. Una specie, insomma, che usa le risorse nel modo migliore, che non spreca un raggio di sole e tanto meno una goccia d’acqua, fornendo un frutto di straordinaria qualità organolettica. E non solo. Recentemente, l’industria della nutraceutica ha iniziato a (ri)scoprirne le proprietà che fanno della pianta una vera miniera d’oro. Non solo i frutti, ma i semi che contengono e i cladodi (si, le pale) ricchi di una mucillagine che contiene grassi nobili (i famosi Omega 3  e un rapporto omega 3/omega-6 che è come nei pesci marini) e composti capaci di curare ferite, ulcere e altro ancora.

La Sicilia ha un primato nel mondo; per caso o per fortuna che sia, ha inventato i frutti “bastardoni”, i frutti che maturano fuori stagione. Gialli, rossi o bianchi maturano, sapidi e succosi, da settembre a novembre e viaggiano per i mercati europei. Adesso, però, anche in agosto, i fichidindia arrivano sui ricchi mercati dei vacanzieri. Ma, se siamo diventati bravi a togliere le spine dai frutti, tanto da poterli maneggiare senza paura, abbiamo ancora le nostre “spine” di sistema. Sempre le stesse. Un comune contro l’altro, Dop contro Dop, addirittura consorzi di tutela e distretti che si moltiplicano, litigando furiosamente. Pochissima e poco coordinata azione di valorizzazione dei sottoprodotti, come del valore del frutto. Adesso c’è un pericolo, grave, alle porte. È un insetto, una cocciniglia, che ha distrutto migliaia di ettari in Marocco ed è stato segnalato in Algeria e in Tunisia. Occorre prepararsi, perché questo sì che è un “migrante” pericoloso. Icona di un’isola, il ficodindia, porta in giro l’immaginario collettivo siciliano. Per questo dobbiamo difenderlo e rivendicarne la bellezza.