Leandro Greco e Giovan Battista Belvisi hanno dato vita a Pantelleria a “Panteska”, il birrificio più a sud d’Italia. Il segreto del loro successo? Tanta creatività e i sapori forti dell’isola. A cominciare dallo zibibbo.

di Marta Occhipinti

Non hanno mai dimenticato il respiro di Pantelleria, isola del vento e dello zibibbo dove sono nati e cresciuti. Un pianista jazz e un agente di viaggio, migrati in Toscana per lavoro e per amore. Poi due anni fa, il coronamento del loro sogno: tornare nella loro terra da soci birrai per aprire il primo e unico birrificio di Pantelleria: un omaggio al femminile ai sapori e ai luoghi di un’isola che dicono “non ci ha mai lasciati” fino a diventare quasi un’ossessione, tanto da sorprendere i loro compaesani con la prima birra artigianale al sapore di uva passa e zibibbo.

“Una Panteska, per favore”. In paese, ormai, la loro birra la conoscono tutti, mentre i turisti si lasciano trascinare dalla curiosità. Ma, tra i panteschi, c’è anche chi ne va un po’ orgoglioso, fermandosi a osservare il logo del loro birrificio, stampato su bicchieri e bottiglie: una stilizzazione dell’arco dell’Elefante, simbolo di Pantelleria, ma che al posto della risacca delle onde, tutt’attorno ha la schiuma della birra.

“Volevamo che Pantelleria ispirasse ogni dettaglio della nostra startup, che in fondo è nata grazie a lei”. Così Leandro Greco, 36 anni, ex agente turistico dell’isola e Giovan Battista Belvisi, jazzista di soli 25 anni, in attesa di laurearsi alla Siena Jazz, hanno avviato due anni fa il birrificio La Panteska, un’azienda di appena quattro stanze nel cuore del paese di Pantelleria.

Homebrewer per diletto, hanno imparato il mestiere a Siena, dove hanno collaborato con un birrificio. “Per cinque anni abbiamo fatto birra in casa, sperimentando ricette e procedimenti sempre nuovi – dice Leandro Greco – con un kit che ci avevano regalato. Tutto è iniziato per divertimento, poi col tempo siamo diventati sempre più professionali e la cucina di casa sembrava un vero birrificio. Ma maturavamo il desiderio di fare qualcosa di speciale. Ho sognato di creare la ricetta di una birra al sapore di Zibibbo. E alla fine il sogno è diventato realtà”.

Due anni fa, il finanziamento di Invitalia per nuove imprese del Sud ha permesso l’avvio dell’attività. Per anni, il fatturato della birra, circa 25mila litri l’anno, è bastato a coprire le spese degli investimenti iniziali, macchinari per fermentazione e imbottigliamento, packaging e costruzione della struttura di via Francesco Crispi, dove i due giovani fabbricano e vendono la loro birra, lasciando spazio anche alle visite didattiche delle scuole di Pantelleria che durante l’anno vengono a fare visita al piccolo stabilimento.

Dall’ammostamento all’imbottigliamento, Leandro e Gianni, come tutti li conoscono a Pantelleria, lavorano tutto il giorno al birrificio e nei mesi di produzione la sveglia suona presto la mattina. “Vogliamo fornire un prodotto nuovo, che sorprenda per qualità e precisione. La nostra è una piccola azienda – racconta Leandro, sorridendo con un pizzico di soddisfazione – ma siamo dei creativi”. E la creazione pretende molto lavoro. Le loro quattro birre, tutte ad alta fermentazione, hanno malti che provengono dalla Germania, selezionati tra i migliori. Le ricette sono fatte in casa, ma i procedimenti sono consigliati da un supervisore esperto, un mastro birraio originario di Sciacca, Silvio Gulino. E tra una PantIpa, dal gusto americano, e una Venere, ispirata alla weissbier tedesca, i grandi macchinari della fabbrica conservano a una temperatura di 22 gradi la chicca della casa, la Zibirra, birra elegante e aromatizzata all’uva passa di Pantelleria, con una base maltata tipica di una dubble beer ma dal sapore isolano, dopo venticinque minuti di bollitura con l’uva “regina” dell’isola. “Sono ricette fatte nel pentolone e ognuna è un po’ come se fosse nostra figlia – raccontano i due birrai – non abbiamo mai perso l’artigianalità che ci ha caratterizzati sin dalla nascita. Siamo rimasti una famiglia. Le nostre birre rispecchiano i nostri gusti e i prodotti tipici, sviluppati poi con tecniche birraie professionali”.

Nel loro laboratorio, accanto ai turisti che si fermano ad assaggiare birre alla spina, sorpresi dal profumo di zibibbo che esce dal retrobottega, ci sono anche i giovani tirocinanti dell’istituto tecnico della Fondazione Albatros di Messina, che ogni anno sin dalla nascita del birrificio invia stagisti per imparare le basi per la gestione di una startup.

“Questo sarà il nostro primo anno, dove tutto ciò che abbiamo guadagnato dalla nostra birra servirà per volare più in alto – dice Leandro – adesso che siamo saldi nella nostra Pantelleria, l’obiettivo è quello di farci conoscere all’estero”. Il passo è lungo, ma non poi così tanto. La loro giovane birra è già venduta da Roma in su, accanto alle più prestigiose birre artigianali. Adesso tocca alle fiere della birra per fare conoscere a tutto il mondo il loro prodotto, che dentro tiene insieme passione e speranza nel futuro di due giovani migranti di ritorno che non hanno mai smesso di credere nelle potenzialità della loro terra.

“A Pantelleria prima o dopo arriva tutto – raccontano – quello che prima è sorprendente, una volta scoperto diventa quotidiano, tra bar e dammusi frequentati sempre di più da stranieri. Ci siamo detti, se non la portiamo noi la birra a Pantelleria, la porterà qualcun altro. E siamo arrivati per primi”. E finora senza alcun rivale sul campo. Ma un omaggio a Pantelleria non poteva escludere i suoi capperi. “Stiamo lavorando alla nostra quinta birra, sarà aromatizzata al cappero. Sperimentiamo, non ci resta altro”. E finora il risultato sa di una piccola, ma grande, vittoria.

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