Nel libro, Zanón immette con generosità sostanza che sarebbe sufficiente per due romanzi. Una lettura imperdibile per i cultori di Pepe Carvalho.

di Santo Piazzese

Per i pochi che non lo sapessero, il nome del commissario più amato dagli italiani è un omaggio di Camilleri allo scrittore barcellonese Manuel Vázquez Montalbán, stroncato da un infarto all’aeroporto di Bangkok, nel 2003. A quindici anni dalla scomparsa, Carlos Zanón, scrittore anch’egli nativo di Barcellona e direttore del prestigioso Festival BcNegra, ha deciso di accettare la proposta della famiglia Montalbán di scrivere un sequel dei romanzi con protagonista Pepe Carvalho, il detective privato cavaliere solitario e verosimile alter ego del suo autore. Il romanzo, Carvalho. Problemi di identità (SEM ed.), esce ora in Italia, con una magistrale traduzione di Bruno Arpaia.

Zanón ha scelto l’unica opzione percorribile quando ci si confronta con un mostro sacro: prenderne più che possibile le distanze nella scrittura. Nel farlo, ha avuto l’intuizione di cambiare il punto di vista del narratore, passando dalla terza persona che Montalbán usava nel raccontare Carvalho, all’adozione di un io narrante: lo stesso Carvalho. Il che introduce a una complessa quanto inedita interiorità.

Non è l’unico cambiamento. Pur lasciandone intatto il vecchio cinismo, Zanón ci consegna un personaggio che scopriamo fragile, abbandonato dalla storica fidanzata Charo, che si è rifugiata ad Andorra, mentre Biscuter, il suo fidato collaboratore-cuoco, decide di partecipare a Masterchef, con grave disappunto di Pepe. Come se non bastasse, gli anni e la vita dissipata del passato sembrano presentare un conto che potrebbe rivelarsi pesante e che comporterebbe urgenti accertamenti clinici.

Si potrebbe dire che, in compenso, Pepe si è innamorato, se non fosse che il romanzo si apre nel più romantico albergo di Madrid, l’Hotel de las Letras, in una stanza le cui pareti riportano potenti versi di Kapuscinski, e dove l’investigatore avrebbe dovuto avere un convegno amoroso con quella che chiama la Mia Fidanzata Zombie. Ma la donna non si è presentata, e lui si ritrova sbronzo, solo, nudo e disperato. Oltre tutto, lei è sposata con un alto esponente governativo e vive a Madrid, il che costringe Pepe a una spola ferroviaria ad alta velocità. Un amore-Tav dalle prospettive oscure, tanto più che la donna è tossicodipendente.

Sul fronte della trama poliziesca, Carvalho viene ingaggiato a indagare sul brutale omicidio di due donne, nonna e nipote, e sulla sparizione di una ragazza problematica, più altre faccende minori. Il che conduce lui e noi lettori per i luoghi della stessa Barcellona vivida e feroce che ci aveva fatto conoscere Montalbán.

Nel libro, Zanón immette con generosità sostanza che sarebbe sufficiente per due romanzi. Una lettura imperdibile per i cultori di Pepe Carvalho.

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