“Della Sicilia amo il calore della gente, la straordinaria bellezza della natura e le sue ricche tradizioni, per non parlare del cibo per cui farei salti mortali”.

di Giuliana Imburgia

Un amore per la Sicilia nato nel lontano 1979 ma sbocciato solo un mese fa quando l’americana Elizabeth Monroy si è trasferita nella piccola Castellammare del Golfo.

Andar via da casa non è sempre facile. Ma ancor più difficile è accettare che il posto da sempre chiamato casa, in verità, non ci rispecchia più tanto. È quanto è successo a Elizabeth, originaria di New York, che alla Grande Mela ha preferito “una realtà più genuina e a portata di mano”.

Il suo idillio siciliano risale agli anni del college quando per un programma di studio all’estero Elizabeth visita per la prima volta la spiaggia di Mondello dove rimane colpita dalla gestualità di un pescatore.

Ritornata negli Usa, Elizabeth conosce Peter, un medico cubano trapiantato in Florida che presto sarebbe diventato suo marito; fin quando nel 2005 “la vita non ha deciso di strapparmi il mio più grande amore”.

“Dopo la scomparsa di Peter – racconta Elizabeth – non mi riconoscevo più nel modo di vivere americano, mi sembrava troppo artefatto e assolutamente innaturale, dal cibo alle relazioni personali. A un tratto è stato come se mi sentissi chiamata dal magnifico ricordo della Sicilia ma in quel caos mentale non ero sicura di permettermi una mossa del genere”.

Alla fine però un biglietto aereo, un’auto noleggiata e un pizzico di coraggio hanno fatto il resto e la frizzante americana si è ritrovata catapultata “sull’isola con la Trinacria”, come lei dice.

“Della Sicilia amo il calore della gente, la straordinaria bellezza della natura e le sue ricche tradizioni, per non parlare del cibo per cui farei salti mortali. Sono felicissima di aver avuto la fiducia e il coraggio di lasciare tutto ciò che mi era familiare e venire in Sicilia perché credo che la Sicilia sia il cuore del nostro pianeta e che i siciliani abbiano un vero tesoro tra le mani”.

Alla domanda “perché Castellammare?”, la risposta di Elizabeth è tanto dolce quanto il suo sorriso. “Peter era un cubano fuggito negli Stati Uniti, uno dei tanti ragazzi salvati dalla Chiesa cattolica nell’operazione che prese il nome di Progetto Peter Pan. Mi sono trasferita a Castellammare perché qui c’è una piccola spiaggia che si chiama Peter Pan che si trova proprio accanto a un’altra piccola spiaggia chiamata Elisabetta. Inutile dire che qui mi sento a casa accanto a lui”.