Socotra viene definita Eden botanico. Si trova al largo dello Yemen, minacciato dalla guerra e delle speculazioni.  A Palermo esperti di tutto il mondo per lanciare l’allarme.

di Giulio Giallombardo

Gemelle diverse da un mare all’altro. C’è un ponte invisibile che collega la Sicilia all’isola di Socotra, nell’Oceano Indiano. Un filo che attraversa il Mediterraneo, supera il Nordafrica e la penisola arabica fino a tuffarsi al largo dello Yemen, dove Socotra, paradiso botanico tra i più preziosi del mondo, affiora dal mare insieme alle tre isolette che formano un unico arcipelago. Oggi questo eden naturalistico, dal 2003 Riserva umana e della Biosfera e dal 2008 patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è minacciato dalla guerra civile che sta flagellando lo Yemen da oltre quattro anni, mettendo seriamente a rischio la sua delicatissima biodioversità. Così, adesso, l’Isola nel cuore del Mediterraneo tende la mano alla “sorella” del Mar Arabico, con l’evento “Socotra in Sicilia”, che, a Palermo, tra fine settembre e inizio di ottobre, accende i riflettori su quello che è stato definito un “santuario botanico e zoologico” che oggi rischia di sparire.

Da diversi anni, l’associazione no-profit “Friends of Soqotra” organizza in giro per il mondo conferenze per far conoscere le bellezze dell’isola e le sue criticità. Adesso tocca al capoluogo siciliano, che, dal 27 settembre al 6 ottobre, tra Villa Malfitano e l’Orto Botanico, ospita la diciottesima riunione annuale, arricchita quest’anno da una serie di eventi collaterali. Botanici, zoologi, biologi marini, ma anche sociologi, antropologi ed esploratori da tutti i continenti, si riuniscono ogni anno per presentare e discutere lo stato di avanzamento degli studi e delle ricerche sull’Isola, ma anche per proporre soluzioni e idee su come salvaguardare il patrimonio naturalistico, coinvolgendo anche le popolazioni locali.

E non è un caso che quest’anno il grido d’allarme per Socotra si alzi proprio dalla Sicilia. È qui che, infatti, vive da cinque anni Marco Livadiotti, ideatore e coordinatore dell’evento. Operatore culturale, vero e proprio cittadino del mondo, nato in Libia, cresciuto nello Yemen, figlio del medico dell’ultimo imam, ha contribuito a far conoscere e tutelare le bellezze dell’isola, collaborando con il governo yemenita, fino a quando, a causa della guerra civile, è stato costretto a lasciare il Paese. Così, durante una vacanza nelle Egadi, ha scoperto un’altra isola da cui non è più voluto andar via. Oggi la città dove ha scelto di vivere è Trapani, anche se – tiene a precisare – considera questo “una specie di esilio”, in attesa di tornare nello Yemen. “Trapani mi piace perché la reputo una città ancora non globalizzata in Sicilia e nel Mediterraneo, una terra di frontiera che guarda all’Africa dove sono nato – confessa Livadiotti -. Ma non credo ci sia posto migliore di Palermo e il suo Orto botanico, per accendere i riflettori su Socotra”. Così, Sicilia e Socotra, entrambe isole crocevia al centro di due mari diversi, incrociano le loro storie parallele, fatte di esotismi e biodiversità. “Abbiamo pensato di far incontrare queste due isole così diverse a Palermo, in Sicilia, terra da sempre legata al mondo arabo – spiega Livadiotti – andando oltre la semplice conferenza scientifica, per far conoscere il più possibile questa realtà così distante e bisognosa di aiuto”.

C’è poi anche un profondo legame scientifico che lega Palermo all’isola yemenita, amata, tra l’altro, da Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia, che la volle visitare poco prima di morire. Proprio dall’università del capoluogo siciliano sono partire alcune spedizioni alla volta di Socotra, guidate da Francesco Maria Raimondo, negli anni in cui era direttore dell’Orto botanico di Palermo. L’ex docente universitario, attualmente presidente della Fondazione internazionale Pro Herbario Mediterraneo, che ha promosso l’evento di Palermo, si è recato più volte nell’isola con altri due siciliani esperti di fauna, Attilio Carapezza e Bruno Massa.

Le spedizioni a Socotra sono servite per studiare la flora dell’isola e arricchire le collezioni dell’Orto botanico di Palermo. “Da Socotra abbiamo portato una bellissima dracena, ma soprattutto una pianta rarissima, considerata antenata del melograno, la Punica protopunica, endemica dell’isola – spiega Raimondo -. Abbiamo tentato anche di introdurre la mirra e l’incenso, di cui Socotra è ricca, ma purtroppo non ci siamo riusciti. Adesso, vogliamo tornare a parlare di un’isola di grande richiamo per il mondo scientifico, per certi versi ancora vergine e su cui c’è molto da scoprire. Purtroppo, oggi, Socotra, oltre che dalla guerra, è minacciata anche da investimenti turistici non ben programmati che stanno portando a creare nuove strade e infrastrutture, per non parlare della plastica che inizia a far capolino sia nelle piccole città che nelle spiagge incontaminate. Purtroppo, l’isola è allo sbando e senza alcun controllo, per questo è importante sensibilizzare tutti, affinché resti alta l’attenzione su uno degli ultimi paradisi terrestri che rischiano di scomparire”.

Un patrimonio botanico di 825 specie di piante vascolari censite, fra cui 307 endemiche, undici specie di uccelli, molti molluschi e rettili, che oggi, anche a causa dei cambiamenti climatici, del sovrapascolo e della deforestazione, sono seriamente minacciati. Come gli “alberi di sangue di drago”, le dracene, che ormai stanno morendo, e di cui quasi non sopravvivono più forme giovanili. Le scogliere coralline, poi, sono gravemente colpite dall’impatto dei cicloni e del crescente mercato internazionale del pescato locale. A rischio è anche la ricca e diversificata fauna marina con più di 230 specie di coralli, 730 di pesci, e oltre trecento di molluschi e crostacei, fra cui granchi, gamberi e aragoste. Una ricchezza che ha fatto di Socotra un emporio multietnico e rifugio dell’Oceano Indiano. Tanti furono nei secoli, infatti, i traffici commerciali dell’isola, come ad esempio i fiorenti mercati di aloe, cinabro, incenso e mirra, con carichi che partivano dalle coste dello Yemen, per poi arrivare nei mercati del Mediterraneo con le carovane del deserto. La sua posizione strategica, tra Africa, Arabia e Asia, le ha concesso nei secoli importanti scambi con l’antico Egitto, la Mesopotamia, l’Arabia e l’India.

Così, Palermo per una decina di giorni diventa un porto sicuro dove Socotra, la più grande isola del mondo arabo, può trovare riparo dalle guerre e dalle speculazioni. La conferenza dell’associazione “Friends of Soqotra”, aperta anche ai non addetti ai lavori, si inaugura il 27 settembre, nelle sale di Villa Malfitano, sede della Fondazione Whitaker, dove prosegue fino al 28 con le sessioni scientifiche. Parallelamente, sempre dal 27 settembre, ma fino al 6 ottobre, l’Orto botanico ospita diversi eventi collaterali, tra cui una mostra di piante tropicali rare allestita con il supporto dell’Unesco, che ha scelto Palermo per annunciare la campagna “Connect2Socotra”, un’iniziativa che coinvolgerà molti altri orti botanici del mondo a partire da quello di Roma. Prevista, inoltre, una rassegna curata dall’Archivio Pasolini, con proiezioni di filmati e documentari su Socotra e sullo Yemen, realizzati da autori internazionali.

Poi, ancora, conferenze e racconti a cura di viaggiatori, concerti di musiche tradizionali, esposizioni di artigianato locale, e una mostra fotografica con quattro firme internazionali: lo spagnolo Jordi Esteva, il russo Vladimir Melnick, il ricercatore ceco Martin Rejek e la yemenita Amira al Sharif. Non può mancare, infine, la cucina, con i tipici piatti multietnici, ma soprattutto il caffè yemenita, considerato tra i più pregiati del mondo. Non è un caso che il nome arabo Mokha derivi dal porto di Mocha, una piccola città dello Yemen, oggi semi distrutta, da cui nel ‘600 partirono i primi carichi di caffè alla volta dei grandi porti dell’Occidente.

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