In autunno Fiorello torna con un suo programma sulla Rai. Storia di un uomo che sa fare tutto, con successo, senza saper fare niente

di Antonella Filippi

C’è un Rosario più di moda di quello sventolato da Salvini. È Rosario Tindaro Fiorello, uno che sa non prendersi troppo sul serio e di se stesso dice: “Io non so cantare, ma canto. Non so ballare, ma ballo. Non sono un imitatore, ma imito. Non sono un attore, ma atto: e come atto io…”. Comunque, nonostante non sappia fare tutte queste cose – o forse proprio per questo – Rosario Tindaro Fiorello in autunno tornerà a gran richiesta in Rai, dopo le lunghe parentesi a Sky e TV8 e Radio DeeJay. Lui che ha aperto e chiuso edicole, che ha sgranato “Il Rosario della sera” (in tempi non sospetti…), ha avviato su Sky un nuovo capitolo nella storia della televisione italiana con la sfida del canale satellitare al dominio di Mediaset e Rai nell’intrattenimento, a novembre tornerà con un programma dal titolo Viva Rai Play, quasi a fare il verso a un vecchio brano di Renato Zero.

Una sorta di “riscaldamento” in vista del Festival di Sanremo. Allora, per prepararvi al ritorno più atteso – l’ultimo show di Fiorello in prima serata sulla Rai risale al 2011 quando #IlPiùGrandeSpettacoloDopoIlWeekEnd ha regalato a Raiuno numeri da capogiro con l’ultima puntata vista da quasi diciassette milioni di spettatori – vi raccontiamo questo “collage postmoderno di Mina, Walter Chiari e Alighiero Noschese”, come lo ha definito qualcuno. E partiamo da lontano.

Nel 1960 Rosario venne al mondo con un cesareo da 64 punti. Una sofferenza tale da far promettere alla signora Rosaria: “Dopo di lui, basta”. Non andò così, arrivarono altri tre figli: Rosario sospetta che la mamma non riuscisse a resistere al fascino alla Clarke Gable di papà Nicola. In quel 1960, la signora Rosaria non poteva saperlo ma aveva messo al mondo uno che in futuro avrebbe trasformato in show qualsiasi cosa avesse toccato con la sua strepitosa presenza scenica e la capacità di improvvisare. La scuola, però, non faceva per Rosario che ha, con estrema lentezza, per l’esattezza in nove anni, terminato il liceo scientifico. Però a 15 anni, in una radio privata di Augusta, vinse il record del microfono non stop: 72 ore, sempre in diretta. Un’indicazione chiara. Per lui, che viveva ad Augusta, la svolta era a meno di dieci chilometri da casa, a Brucoli, villaggio vacanza Valtur di cui si dicevano mirabilie del tipo: “Non è un albergo, ci sono le capanne, non c’è il direttore, ma ‘u capovillaggio. Sono tutti milanesi! E si vestono con certe stoffe…”.

Nessuno aveva ancora mai visto un pareo. Lui laggiù fa di tutto: sta in cucina come aiuto cuoco – girone infernale dei villaggi – ma per palese imperizia lo… promuovono animatore: al mattino va in spiaggia travestito da papa e benedice i cornetti. Il suo menu comprende la lezione di aerobica e quella di bridge, la canoa e la psicoanimazione, lo spettacolino “en travesti” e i vari giochini con gli ospiti. Fino al cabaret della sera, dove testi, battute, invenzioni sono firmate da lui. Piace e la gente va a vederlo in anfiteatro, la sua faccia e il suo nome cominciano a circolare. Pensate: nel 1987 L’Espresso dedica un articolo a uno sconosciuto animatore di villaggi, Rosario Fiorello, capace di contribuire ad alzare, con i suoi show, il fatturato della Valtur. Tra i fan: Fabio Capello, Ivan Cattaneo, Bonvi, Marco Pannella.

Ma non sono tutte rose e fiori. Un grande scopritore di talenti, tale Pippo Baudo da Militello Val di Catania, dopo un provino lo congeda così: “Sei bravo, ma sei lungo. Potresti presentare Fantastico, ma qui di presentatore ci sono già io”. Anni dopo farà pubblica ammenda. Una simile sentenza non scoraggia affatto Rosario che viene arruolato da Radio Deejay, dove fa squadra con Amadeus, Gerry Scotti e altri nomi di futuri conduttori. Siamo nel 1992, il momento giusto per il programma giusto: si chiama Karaoke, la produttrice è Fatma Ruffini, l’idea giapponese. Glielo affidano.

Gli ascolti delle prime puntate non sono esaltanti, i vertici di Mediaset mugugnano ma la Ruffini, una che sa il fatto suo, suggerisce di aspettare. A poco a poco ecco le piazze di tutta Italia iniziano a popolarsi, mentre il codino di Fiorello – imitato da tanti giovani – diventa il simbolo di una tv leggera. Da 3,5 di share a programma cult. Fiorello era ogni sera in una piazza diversa a far cantare la folla che lo assediava sotto il palco. Improvvisava, giocava, scherzava. Divenne popolarissimo. Ma arrivò la crisi che lui ha sintetizzato così: “Non sapevo più chi ero, mi voltavo e vedevo tutti i miei cloni, gente con la coda e la giacca gialla. Così è facile perdere il contatto con la realtà, non sai più chi sei. Un cretino che girava l’Italia”. Le discese ardite e le risalite. Ci saranno successivi esperimenti televisivi più o meno riusciti, amori da rotocalco, premi, telegatti: “Sono andato giù, ma poi ho avuto un merito che mi riconosco: quello di aver saputo aspettare. Continuando a lavorare”.

Possiede tante piccole grandi sfumature di talento dentro di sé – ricordate le imitazioni di Ignazio La Russa, Giovanni Muciaccia e Carla Bruni? – ma la pigrizia lo divora. Rinuncia perfino a una particina nel musical Nine con Sophia Loren e Daniel Day-Lewis per non venir meno al rito ferragostano della grigliata. Avrebbe dovuto solo cantare una canzone. “Che me ne frega”, si disse suscitando l’ira di Harvey Weinstein in persona: il boss gli giurò che mai più avrebbe lavorato a Hollywood. A gerarchie annullate forse oggi potrebbe… riprovare, ma tendenzialmente la sua ambizione è stare a casa, tutt’uno col divano e col telecomando, con la moglie Susanna romanista mentre lui è tifoso dell’Inter, e con le figlie, Olivia (figlia di Susanna) e Angelica.

Ama Chiambretti, ha amato John Travolta e quella camminata più bella della storia del cinema, che lui imita alla perfezione tanto che quando l’attore andò ospite al suo spettacolo Stasera pago io ammise pubblicamente: “Tu i passi li conosci meglio tu di me”. Ogni tanto, però, sale la voglia di cercare nuovi stimoli e quindi, anche se qualche “ma chi me lo ha fatto fare” lo assale come l’ansia che gli prende quando deve andare in tv, ha deciso di porre fine al tira e molla con la Rai, accettando la sfida di Rai Play, piattaforma web, diventandone quasi un testimonial: leggerà giornali, farà interviste, riunendo tutte le esperienze degli ultimi anni e agganciando a esse la solita improvvisazione. A chi lo attacca per il cachet risponde di non vergognarsi dei suoi guadagni perché lui è partito da zero, lavora e paga le tasse.

Il complimento più bello arriva da un collega, Alessandro Cattelan: “Fiorello è un caso unico, non solo attira chi ha la tv accesa, ma convince molte persone ad accenderla solo perché c’è lui”.

 

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