Dagli studi in Legge a Wine manager, per Valentina Bertini la Sicilia ha potenzialità straordinarie. Con l’energia dell’Etna

Valentina Bertini, quando ha scoperto la sua vocazione per l’enologia?

“Tutto è nato un po’ per caso all’inizio del 2000, mentre studiavo legge a Perugia per diventare avvocato. Mi sono iscritta a un corso da sommelier perché in quel momento mia madre aveva rilevato un ristorante e quindi capitava che andassi ad aiutarla… non pensavo che poi sarebbe diventato il mio lavoro e la mia più grande passione.. Attualmente sono il wine manager del Gruppo Langosteria”.

Qual è il primo vino che ricorda di aver assaggiato?

“Dobbiamo tornare indietro nel tempo… molto indietro. Ero in vacanza nelle Marche con la mia famiglia, era estate. Era la metà degli anni ’90 del secolo scorso e il vino un Verdicchio dei Castelli di Jesi”.

L’Etna oggi è una delle regioni vinicole più in voga, lei che cosa ne pensa?

“L’Etna è un’isola nell’Isola, è tutto e il contrario di tutto, grazie alle sue peculiarità pedoclimatiche, totalmente diverse dal resto della Sicilia, alla grande varietà del clima e dei suoli che permettono di avere vini che pur generati da stessi vitigni, sono estremamente diversi, con caratteristiche e sfaccettature uniche. È l’energia del vulcano”.

Gastronomia siciliana: qual è il piatto che non si può non assaggiare secondo lei?

“Non si può iniziare la giornata senza una granita alle mandorle, non si può non pranzare con la pasta con le sarde e non si può non finire con un cannolo”.

Come vede il futuro del vino siciliano?

“Il vino siciliano oggi è una realtà in grande espansione in Italia e nel mondo con un patrimonio unico che non si può imitare e per questo avrà un grande futuro”.