di Vincenzo Donatiello

 

Sommellier dell’anno nel 2015, Anna Cardin racconta come vede il futuro dell’enologia dell’Isola.

 Anna Cardin, come si è avvicinata al mondo del vino?

“A quattordici anni lavoravo e studiavo, dopo il diploma di scuola alberghiera ho continuato a lavorare in ristorazione.  Dopo aver conseguito la qualifica di sommelier, ho ottenuto il riconoscimento come Sommelier dell’anno Fisar 2015. A 37 anni, dopo l’ultima esperienza importante al Ristorante Oro (1 stella Michelin) del Belmond Hotel Cipriani di Venezia e il premio come miglior Sommelier donna per la guida Identità Golose, ora mi occupo di formazione del personale, degustazioni, consulenze. Sono responsabile di una grande enoteca a Jesolo che parla di vino, birre, distillati, a 360 gradi”.

Qual è il primo vino che si ricorda di aver assaggiato?

“Mi sono avvicinata a questo mondo molto tardi. A 31 anni ho cominciato a frequentare i corsi per diventare sommelier. L’assaggio che mi ha aperto occhi, cuore e palato, è stata una vecchia annata di Schioppettino Ronchi di Cialla. Mi ha aperto un mondo, ricordo quel vino come fosse ieri”.

Gastronomia siciliana, qual è il piatto che non si può non assaggiare secondo lei?

“Amo l’agrodolce, per me è l’apoteosi del gusto. Adoro la caponata, per me è un piatto unico. Se la preparo mangio solo quella”.

Come vede il futuro del vino siciliano?

“La Sicilia, così come altre regioni in Italia, è in continua crescita. Chi beve Sicilia, oggi, ha una scelta talmente ampia da non potersi stufare. Dai vini più importanti e strutturati ai vini rossi da pesce, come per esempio il Cerasuolo di Vittoria. Dai grandi Chardonnay ai monovarietali da vitigni autoctoni. La fortuna del vino siciliano è che la proposta copre tutte le tipologie. Il futuro è già ora e non può che migliorare ulteriormente”.