di Antonio Calabrò

Milano cuore d’una ripresa di Roma capitale e soprattutto del Sud che, in crisi di crescita (recessione cronica, abbandono di 2 milioni di persone negli ultimi 15 anni), ha bisogno di agganciarsi al treno europeo.

Milano è tutta un cantiere. Dopo la pausa estiva, settembre riporta alla ribalta un intenso movimento di attività edilizie, lavori pubblici, iniziative immobiliari. Anche uno dei simboli milanesi, la Torre Velasca (esempio del migliore “razionalismo”, che come il Grattacielo Pirelli, ha segnato negli anni Cinquanta e Sessanta il panorama urbano) sta trovando il suo nuovo destino, passando da Unipol-Sai al dinamismo degli svizzeri di Artisa o della Hines, già 2 miliardi di investimenti in Italia, la maggior parte proprio a Milano.

Eccola, la “città che sale”, per usare la brillante definizione d’uno dei quadri più belli di Umberto Boccioni per la Milano d’inizio Novecento. Una città che, molto più che altrove, attrae investimenti internazionali, intelligenze professionali, studenti che da parecchie aree del mondo scelgono proprio Milano per i corsi universitari e i master, soprattutto del Politecnico e delle facoltà economiche.

Milano al centro dell’Europa, perfettamente integrata nelle “catene internazionali del valore” per industria, finanza, servizi, cultura. Milano che tra Human Technopole, ex scali ferroviari, linee metropolitane, ristrutturazioni dell’aeroporto di Linate, grattacieli di City Life e, tra poco, strutture per le Olimpiadi invernali 2026, è città in cui le trasformazioni urbane accompagnano una straordinaria riconversione verso la meta-metropoli dell’economia della conoscenza, dell’economia digitale, della smart city. Ma Milano europea sa bene di non potere bastare a se stessa. C’è una crescente consapevolezza, sia del Comune guidato dal sindaco Beppe Sala, sia dell’Assolombarda presieduta da Carlo Bonomi (la maggiore organizzazione di Confindustria, 6mila imprese iscritte, tra la città, Lodi, Monza e l’operosa Brianza) sia della Curia ambrosiana diretta dall’arcivescovo Mario Delpini, che Milano deve saper essere competitiva e inclusiva, intraprendente e solidale. Una Milano grande e aperta, con lo sguardo rivolto verso l’Europa continentale e il Mediterraneo. Milano motore pure d’una ripresa di Roma capitale e soprattutto del Sud che, in crisi di crescita (recessione cronica, abbandono di 2 milioni di persone negli ultimi 15 anni), ha bisogno di agganciarsi al treno europeo. Allo sviluppo e non all’attuale, degradante sussistenza assistenziale.