di Antonio Purpura

Il trasferimento di alcune competenze alle regioni del Centro-Nord è un primo grave segnale di una strategia che prevede il ridimensionamento della funzione perequatrice dello Stato

L’articolo 120 della Costituzione stabilisce che a tutti i cittadini siano assicurati i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) concernenti i diritti civili e sociali. Questa norma di equità traduce i principi generali di unità sostanziale e di solidarietà della Nazione. La sua attuazione è stata sin qui assicurata dalla funzione perequatrice dello Stato, con lo spostamento di risorse dalle regioni con redditi imponibili più elevati – e con differenze positive fra le imposte complessivamente riscosse al loro interno e la spesa pubblica totale – alle regioni con redditi inferiori per le quali i residui fiscali risultano negativi.

Gli articoli 116 e 117 della Costituzione prevedono, peraltro, che le regioni a statuto ordinario possano chiedere il trasferimento delle attuali competenze statali per un ampio ventaglio di materie (come salute, istruzione, formazione). Ed è esattamente ciò che hanno fatto le tre regioni più sviluppate del Paese (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna). Si prefigura, così, un nuovo assetto istituzionale meritevole di un’attenta valutazione politica che eviti la “trappola” di quanti vogliono ridurre il tutto a un mero aggiustamento dell’assetto amministrativo del Paese. Orbene, l’attuale progetto governativo di trasferimento delle competenze alle tre regioni si muove in una logica di chiusura particolaristica che minaccia i principi di unità e di solidarietà nazionale. Esso, infatti, non determina i LEP dei diritti civili e sociali dei cittadini su base paritaria – a prescindere, perciò, dalle regioni di residenza (equità orizzontale) – piuttosto, ne prevede la modulazione a scala regionale, collegata anche al reddito imponibile totale di ciascuna di queste. Con il risultato che le regioni più ricche disporranno di risorse sufficienti per finanziare LEP più elevati per i loro residenti, e che il riequilibrio attuato sin qui dallo Stato, a favore delle regioni e dei cittadini più disagiati, subirà un drastico ridimensionamento.

Siamo in presenza, quindi, di un primo grave segnale della strategia perseguita da molte regioni del Centro-Nord che prevede il forte ridimensionamento, se non proprio l’azzeramento, dei loro residui fiscali, e con esso la fine della funzione perequatrice dello Stato. Definire tutto questo una “secessione mascherata” è quasi ovvio.