Palazzi, musei, torri, terrazze, giardini, ville, chiese, catacombe, cripte, bagni ebraici, vecchi aeroporti, tonnare. Parte la tredicesima edizione de “Le Vie dei Tesori”. Cinquecento luoghi, due mesi di appuntamenti, con visite guidate, passeggiate, concerti. Tra i segreti della grande bellezza.

testi Chiara Dino – foto Igor Petyx

Sono quasi cinquecento. Dal campanile del Carmine di Marsala mai aperto al pubblico dove potranno salire solo due visitatori a turno – chissà se innamorati, due cuori e un campanile – al Palazzo arcivescovile di Acireale che si svela per la prima volta nella sua storia con il suo straordinario corredo di opere d’arte. Dalla prefettura di Messina, anche questa visitabile eccezionalmente, alla chiesa Madre di Sambuca di Sicilia, appena ri-inaugurata dopo il terremoto del Belice di mezzo secolo fa. Dalla chiesa della Badia di Siracusa con il suo Caravaggio che sarà aperto fino a sera, al giardino privato di Palazzo Lazzarini a Sciacca.

Palazzi, musei, torri, terrazze, giardini segreti, ville, chiese, cripte, catacombe, bagni ebraici, vecchi aeroporti, tonnare. La Sicilia apre le porte e si racconta con la tredicesima edizione de “Le Vie dei Tesori”, il Festival diventato uno dei più grandi appuntamenti in Italia dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale delle città. Festival che quest’anno attraversa quindici centri di tutta la Sicilia, in un percorso che mette insieme capoluoghi, città d’arte ma anche piccoli borghi che aspettano di essere scoperti. Si parte venerdì 13 settembre con dieci città, per tre fine settimana, fino a domenica 29 settembre. Porte aperte, da ovest a est, a Trapani, Marsala, Sambuca di Sicilia, Sciacca, Naro, Caltanissetta, Acireale, Siracusa, Noto e Messina.

Con un menu ricchissimo e pieno di chicche. A Caltanissetta apre per la prima volta ai visitatori Villa Testasecca, un’abitazione privata di grande pregio. A Trapani, oltre che raggiungere in barca – come l’anno scorso – l’isoletta con il Castello della Colombaia, ci si potrà arrampicare sul campanile di San Domenico o visitare la chiesa di Santa Maria del Gesù appena restaurata, chiusi da molto tempo. Noto si mostra tutta, tra chiese e palazzi; Naro si svela nei suoi tesori barocchi.

Il weekend successivo, il 4 ottobre, parte – per cinque fine settimana, fino a domenica 3 novembre – la grande kermesse a Palermo, dove saranno proposti 170 tra luoghi da visitare ed esperienze come il volo in Piper e quest’anno per i più coraggiosi pure in parapendio (si parte e si atterra dalla spiaggia di Mondello), cento passeggiate guidate, visite con degustazione, visite teatralizzate, concerti in luoghi d’arte, e il consueto Festival Kids per i più piccoli.

Non solo Palermo…

Si affianca a Palermo quest’anno – sempre per cinque fine settimana – la città di Catania, che celebra i quattrocento anni dalla sua rinascita dopo la colata lavica del 1669 all’insegna del motto “Melior de cinere surgo”, e un programma di visite in cinquanta luoghi con occasioni straordinarie come quella a Palazzo Manganelli, la dimora dove furono girate alcune scene de Il Gattopardo di Visconti, la Cupola della Badia di Sant’Agata in notturna, alcuni parchi meravigliosi fuori porta. Sempre il 4 ottobre, ma per tre fine settimana, aprono le porte i tesori barocchi del Ragusano: Ragusa con i suoi campanili visitabili in notturna in collaborazione con Scale del Gusto; Modica con gioielli come il Museo della Medicina Tommaso Campailla o il Fattojo Bonaiuto dove scoprire i segreti del cioccolato; Scicli con i luoghi di Montalbano e il campanile di San Giovanni dove si potrà percorrere il cammino segreto delle monache di clausura.

Tutto visitabile in modo smart con coupon dotati di Qr-code che si acquistano on line sul sito del Festival e che vengono smarcati – proprio come carte d’imbarco – all’ingresso dei luoghi fino a esaurimento del proprio valore. Le città diventano così musei diffusi e connessi, visitabili trasversalmente, senza che il cittadino o il visitatore si chieda a chi quel bene appartenga.

Un programma titanico (si pensi che cosa significa soltanto prendere accordi su orari e modalità di visita di ogni singolo luogo districandosi tra musei, Comuni, soprintendenze, università, fondazioni, cooperative, opere pie, privati, per non parlare poi della comunicazione, della formazione degli addetti all’accoglienza e alle guide, di tutta la macchina della logistica, che quest’anno farà arrivare in ogni angolo di Sicilia cinquecento totem posti all’ingresso di ogni luogo) che si è talmente istituzionalizzato negli anni da far ritenere a molti che stia sulla spalle solide della Regione, e che invece è il frutto dell’iniziativa di un’associazione di giornalisti e operatori culturali – Le Vie dei Tesori Onlus – che non gode di finanziamenti pubblici stabili e che ogni anno riparte da budget zero per realizzare la manifestazione.

Un progetto di innovazione sociale (così si chiamano i progetti che perseguono l’autosostenibilità) che cammina sulle gambe dei contributi dei visitatori, dell’apporto di partner e di sponsor per fortuna sempre più numerosi, di sostegni dei piccoli Comuni, e dell’eventuale apporto di contributi che arrivano attraverso bandi pubblici.

“Veniamo ormai studiati dalle Università o invitati a congressi, quest’anno anche al master in Economia e Management dei Beni culturali del Sole 24 ore, a novembre a Roma, per raccontare il nostro modello di autosostenibilità e di generazione di ricchezza sul territorio, che ci siamo resi conto rappresenta un unicum nel panorama dei grandi Festival italiani. Detta in estrema sintesi, tutti gli altri grandi eventi hanno sostegni pubblici o di fondazioni certi e pluriennali”, dice Laura Anello, fondatrice e presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori, e direttore di Gattopardo. Di sicuro c’è che l’anno scorso le presenze sono state oltre 370 mila, e che la sola città di Palermo ci ha guadagnato più di tre milioni e mezzo in termini di spesa turistica (alberghi, trasporti, shopping) oltre ai benefici diretti per i partner privati che partecipano con i loro luoghi.

Ma se il meccanismo riesce a sostenersi nelle grandi città come Palermo, dove solo i cittadini dell’area metropolitana sono un milione, più difficile è stare in piedi in piccoli, o piccolissimi centri, dove inevitabilmente il numero di visitatori potenziali è molto più limitato e le distanze dagli altri centri più grandi: qui è indispensabile una compartecipazione ai costi da parte dei Comuni.

“Ci sono oltre venti piccoli Comuni che ci hanno chiesto di entrare nel circuito, ormai percepito come un volano di valorizzazione dei territori – aggiunge Laura Anello -, ma dobbiamo andarci molto piano, per questo ci vorrebbe un piano strutturato da concertare con la Regione, da soli non abbiamo le risorse umane e finanziarie, possiamo fare un piccolo passo alla volta”.

La valenza strategia del Festival

Regione che quest’anno, per input dell’assessore Sebastiano Tusa al quale il Festival è dedicato, e per volontà del presidente della Regione Nello Musumeci e del dirigente generale dell’assessorato ai Beni culturali, Sergio Alessandro, ha firmato con Le Vie dei Tesori un innovativo accordo di valorizzazione con cui – pur non attribuendo al progetto risorse finanziarie – ne riconosce la valenza strategica per la promozione della Sicilia mettendo a disposizione i luoghi e rendendo più agili alcuni processi decisionali. Da Roma, poi, sono arrivati, ormai per il quarto anno, la medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica e i patrocini del Senato, della Camera, del ministero dei Beni culturali. “Un bel traguardo – commenta Laura Anello – per una manifestazione nata a Palermo come iniziativa di cittadinanza attiva da parte di un gruppo di amici stanchi di scrivere e ripetere che la Sicilia potrebbe vivere della sua bellezza e delle sue risorse. Alcuni siciliani andati via e tornati, come me, e quindi con una ragione in più per provare a fare nella propria terra. Una semina di speranza, a volte non facile, soprattutto per quei ragazzi, e sono tanti, che vengono a bussare alle nostre porte, molti di ritorno da esperienze al Nord o all’estero, controcanto ai tanti che vanno via”.

Ogni anno insomma è una sfida che si ripete, portata avanti grazie a un pugno di giovani straordinari che lavorano al progetto dodici mesi l’anno, per riuscire ad arrivare in tempo all’appuntamento dell’edizione successiva. Una sfida che però non rinuncia a generarne altre. Quest’anno, per la prima volta, il progetto propone collegamenti in pullman da Palermo per tutte le città del Festival in collaborazione con la ditta Labisi e pacchetti di viaggio in alcune delle città, che offriranno al visitatore la possibilità di guide dedicate, di alloggio e di piccole scoperte gastronomiche. Il primo passo di un’attività di tour operator che, in collaborazione con alcuni partner, andrà avanti tutto l’anno, per fare conoscere ai visitatori una Sicilia lontana dalle rotte consuete.

Il progetto nazionale

E poi il progetto nazionale. Quest’anno si ripete a Mantova (nei due weekend di settembre 19-20, 26-27), mentre l’appuntamento con Milano è rinviato al 2020, accanto ad altre città su cui si sta lavorando. “Il Festivaletteratura di Mantova, che ho frequentato per anni da spettatrice – conclude Laura Anello – è stata una delle molle che mi ha spinto a generare il Festival ed è una grande gioia averlo radicato lì, come un cerchio che si chiude. Altra gioia è che l’Università di Palermo, dove il progetto ha vissuto i suoi esordi come iniziativa celebrativa del Bicentenario dell’Ateneo, lo abbia di nuovo convintamente riabbracciato, offrendo ai suoi studenti la possibilità di svolgere il tirocinio curriculare negli enti partner durante il Festival. Centinaia di ragazzi che sono il presente, e forse il futuro, del nostro sogno”.

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