Dario Ferrante all’estero per studiare gestione d’impresa culturale, poi il ritorno a Palermo. Ma resta il richiamo del mondo 

di Valerio Strati

Dopo la laurea in Economia e commercio, lascia la Sicilia per fare un’esperienza all’estero. Dario Ferrante, classe ’72, vuole lavorare nel settore dell’intrattenimento culturale e sceglie l’America.

“Sono stato a Los Angeles quasi due anni – dice Ferrante -, curavo l’organizzazione e l’aspetto economico di una società che progettava luci e video per spettacoli di grandi artisti come Sting, Barbra Streisand, Herbie Hancock e Ozzy Osbourne. Ho anche lavorato nella gestione e nella contabilità di un team di Formula 1 ma non mi bastava. Volevo specializzarmi. Mi sono trasferito due anni in Scozia per un conseguire un master in Gestione d’impresa culturale. Finiti gli studi ho risposto a un annuncio in cui cercavano un responsabile marketing per il teatro Trianon di Napoli. Era l’occasione che aspettavo. Sognavo di lavorare a teatro. Avevo solo lavorato all’estero e ho fatto il colloquio. Ho provato una felicità enorme quando ho saputo che mi avevano scelto. Una grande soddisfazione. Un posto di prestigio ottenuto grazie al mio percorso professionale”.

Ferrante collabora al Trianon con il maestro e direttore artistico sezione musica Giuseppe Vessicchio e con Peppe Barra per la prosa. È costretto ad andare via per motivi di salute e si trasferisce prima a Roma e poi a Palermo. Nella sua città natale crea il festival Energie Alter-native, con l’obiettivo di portare avanti un progetto di impresa culturale soltanto con sponsor privati. Così dal 2007, per otto edizioni, organizza concerti, spettacoli di prosa e di danza, accompagnati da incontri nelle scuole per sensibilizzare l’uso delle energie rinnovabili.

“Da un alto l’amore per la sostenibilità ambientale – spiega Ferrante – dall’altro alcune ricerche di mercato, mi hanno spinto a fare eventi culturali nei parchi eolici. Accanto a queste manifestazioni ho puntato alla sensibilizzazione dei più piccoli, incontrandoli e offrendo loro spettacoli a tema. Dopo alcuni anni ho sentito il bisogno di un lavoro stabile e sono entrato nel team del Centro Studi Danilo Dolci. L’associazione cercava un project manager che si occupasse di progetti culturali e ammiravo la personalità di questo sociologo-educatore. A otto anni dal mio rientro sono ancora combattuto: sto bene ma vorrei andare via. Vedo che la Sicilia non è cresciuta. Non riesco a immaginare un futuro per i miei figli. Per fortuna viaggiando spesso per lavoro non vengo assorbito dalle negatività locali. Spero nel rilancio grazie al turismo”.