Dall’acchiappa-rifiuti galleggianti a Palermo alle barriere sul Platani. In azione anche i pescatori delle isole per salvaguardare il nostro mare.

di Cecilia Schmitz

Forse non tutti sanno che due terzi della spazzatura in mare viene da attività marittime come pesca, mitilicoltura e nautica, mentre solo un terzo viene da oggetti di uso comune. È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Ispra in collaborazione con i pescatori professionali di Chioggia nell’ambito dell’iniziativa Fishing for Litter. La maggior parte degli oggetti raccolti (33 per cento in peso) è costituita da oggetti di uso comune, molti dei quali usa e getta, come bottiglie, buste di plastica, lattine e imballaggi. Il 28 e il 22 per cento sono riconducibili rispettivamente ad attività di mitilicoltura e di pesca commerciale, in gran parte costituiti da pezzi di rete e strutture in gomma. Il 16 per cento sono cime, cavi, parabordi, boe e galleggianti. Mentre reti da posta, nasse e trappole legate alla piccola pesca costituiscono lo 0,5 per cento del totale analizzato. Da qui l’importanza dell’azione “Marine Litter” in corso in Sicilia. Un progetto dal basso, lanciato dal Gac Flag Isole di Sicilia che coinvolge quasi tutte le imbarcazioni da pesca artigianali delle isole Egadi, Eolie, Ustica e Pantelleria. Obiettivo: monitoraggio ambientale e raccolta di plastica, da smaltire in accordo con i gestori dello smaltimento e gli enti locali. Oltre 145 le imbarcazioni di pescatori coinvolte. Circa mille i sacchi da 115 litri di plastica raccolta in tutti gli angoli delle isole siciliane. 

Le cannucce diventano biodegradabili
Sono solo piccoli tubetti colorati, ma sono una parte non indifferente del 70 per cento di plastica (stima di Legambiente) che sta contribuendo alla distruzione della biodiversità marina del pianeta. Oggi la guerra alle cannucce abbandonate, insieme a cotton fioc, forchette e altri oggetti di plastica monouso che si disperdono in natura, è finalmente diventata una priorità per le aziende produttrici alle prese con l’obbligatoria conversione alle bio-plastiche derivate dal mais o da altre sostanze naturali. Molto presto, entro il 2021, dovranno sostituire la plastica secondo le nuove normative europee. A Riposto, in provincia di Catania, l’azienda Dolfin – attiva sin dal 1914 – ha introdotto le prime eco-cannucce di mais con sfere aromatiche di cioccolato in uno dei suoi prodotti di punta per ragazzi, il Polaretti Magic Milk. “Ventun milioni di cannucce in meno immesse nell’ambiente nel 2019”, dicono dall’azienda. Inoltre gli scarti di cioccolato diventano biomassa trasformata in bio-metano da un’azienda esterna. In corso di studio, grazie a Horizon 2020, packaging biodegradabili e compostabili a base di frutta. 

Barriere galleggianti sul Platani
Marevivo Sicilia
, che da anni gestisce i campi di protezione per la salvaguardia delle tartarughe sulla spiaggia di Eraclea Minoa e i corsi di educazione ambientale, si affida adesso all’innovazione per combattere la piaga dei rifiuti che dai corsi d’ acqua giungono sino al mare. Un’iniziativa  già avviata sul fiume Po, in corso su molti altri grandi fiumi del pianeta. Nell’ambito della campagna #RisparmiamoPlasticaAlMare  è partito  a giugno  il progetto “Halykòs”, il primo del genere in Sicilia,  per la  prevenzione ambientale e valorizzazione della foce del fiume Platani . A gestirlo, la  delegazione provinciale di Agrigento, con il sostegno della Fondazione con il Sud. Prevista a ottobre l’installazione di una barriera di gomma galleggiante in prossimità della foce “Nei fiumi c’è di tutto – spiega Fabio Galluzzo, presidente di Marevivo Sicilia – nella prima giornata di raccolta manuale con le scuole sulla foce del Platani abbiamo messo insieme più di tre tonnellate tra plastica, elettrodomestici e altri materiali che arrivano da monte verso il mare, una vera emergenza sconosciuta”.

La raccolta “fai da te”
“Un giorno sono venuto qui con mia madre e il cane, e non si poteva camminare, tanto era pieno di vetri rotti, plastica, cicche, e anche siringhe. Mi sono detto: ma io come posso far venire qui, un domani, mio figlio?” ricorda Barbaro Mongiovì, 24 anni, che da allora, nell’attesa di trovare un lavoro, sta volontariamente raccogliendo rifiuti nel tratto di litorale sotto via Acque Casse, a Gravina di Catania. Va lì tutti i giorni, in quello che, se non fosse deturpato, sarebbe un angolo di paradiso, con secchio e guanti per raccogliere ciò che altri hanno abbandonato. “Se non diamo una svolta lasceremo sempre spazzatura su spazzatura”.

A Palermo l’acchiappa-rifiuti galleggianti
Sono dispositivi innovativi in grado di catturare dalla superficie dell’acqua circa un chilo e mezzo di detriti galleggianti al giorno, ovvero oltre mezza tonnellata di rifiuti all’anno, comprese le microplastiche fino a due millimetri di diametro e le microfibre fino a 0,3 millimetri, le più dannose per l’inquinamento delle acque. Si chiamano Seabin e da quando sono stati lanciati, nel 2018, ne sono stati posizionati 39 nei mari e nei laghi italiani ed esteri. Qualche giorno fa l’inaugurazione del primo Seabin a Palermo, al porticciolo della Cala. L’iniziativa si chiama  LifeGate PlasticLess ed è promossa da LifeGate per ridurre la plastica nei mari, laghi e darsene cittadine in tutta Europa, dove finiscono circa 730 tonnellate di plastica ogni giorno.

(ha collaborato Maria Laura Crescimanno)