Estiva e rovente, proprio come la Sicilia sotto il “pico” del sole…

di Francesco Mangiapane

In fatto di clima, i siciliani possono apparire a un osservatore esterno tragediatori. Ben prima del climate change, anni luce in anticipo rispetto a ogni ambientalismo, il caldo siciliano, in una sorta di litania onnipresente – che da Tomasi di Lampedusa a scendere arriva fino al vicino di casa – viene raccontato con enfasi, accompagnato da numerosi ed esaltati superlativi. Esso si presenta, a seconda dei casi, come sublime, solenne, insostenibile. La sua forza narcotizzante si dice riesca addirittura a inibire ogni spirito di iniziativa, inevitabilmente inducendo le sue vittime all’inazione, all’immobilità. 

Da questo tipo di rappresentazioni appare chiaro come una tale ostentata insofferenza dei siciliani per le alte temperature porti con sé una qualche forma di compiacimento: il caldo diventa metafora dell’esistenza, epifania dell’umana fragilità ed epopea di ogni possibile resistenza. La pasta coi tenerumi è la traduzione culinaria più prossima di un tale scenario. Si tratta di una minestra estiva e rovente, proprio come la Sicilia sotto il pico del sole, composta da pochi ingredienti: spaghetti spezzettati, foglie di tenerumi (ovvero di zucchina “longa”), pomodoro, aglio, ogni tanto cozze, nient’altro. 

A dispetto della semplicità della sua preparazione, il suo valore simbolico è complesso. Una volta capitolati al suo fascino, il tocco delle sue foglie, così vellutato e morbido, sdilinquisce, avviluppa dolcemente, chiama all’estasi mistica. Per questa via, i tenerumi diventano, allora, tenerezze. Tuffandocisi dentro si ritorna bambini; sguazzando fra le loro viscere si possono riesplorare i legami più atavici, si ritrova casa, le persone care, il proprio tempo perduto. 

Avventurarsi nei meandri della pasta coi tenerumi è come tornare al posto delle fragole: il solo pensiero terrorizza (cu stu cauru!) ma non si può che andare. E pazienza per i soliti ghiottoni in cerca di scorciatoie che cederanno alla tentazione di mangiarla fredda, appena tolta dal frigo. Noi possiamo confermare che solo nel bel mezzo della sudata, si potrà apprezzare come la portentosa foglia di zucchina sortisca il paradossale effetto di purificare, ripulire da ogni lordura tanto lo stomaco quanto l’anima.

Dalla pasta coi tenerumi torniamo, insomma, tutti persone migliori, rinnovate nello spirito e nel corpo. Persone nuove ma pur sempre  siciliani, pronti a ricominciare, come se nulla fosse, a brontolare sull’irredimibilità della canicola estiva.