Ha interpretato la figlia di Buscetta nel film Il traditore di Marco Bellocchio. Prepara lavori teatrali e ha in cantiere un nuovo film. Ada Nisticò racconta le emozioni di lavorare con i grandi del cinema e un suo obbiettivo segreto: usare il mestiere di attrice per poter dare messaggi. Forti e positivi

di Antonella Filippi

Radici nell’alta borghesia palermitana, una nonna, Ada Loffredo, pittrice e bravissima nel preparare i dolci, una mamma, la chef Bonetta Dell’Oglio, bravissima a cucinare… tutto. Lei, Ada Nisticò, è il “luogo” fisico dove convergono arte e tradizione siciliana, nonna e mamma. Fa l’attrice, ha 25 anni, e ha interpretato la figlia di Tommaso Buscetta, Alessandra, nel film di Marco Bellocchio Il traditore. Primi vagiti da attrice: “Mamma mi racconta che a tre o quattro anni feci finta di svenire per scherzo ma mi immersi talmente bene nella parte da far spaventare tutti”. 

Piccole star crescono, tra inquietudini, ripensamenti, fughe: “Ho frequentato la scuola steineriana, basata sul principio dell’apprendimento attraverso esperienze artistiche e creative. A dieci anni arriva l’esordio al Teatro Garibaldi di Palermo in Sogno di una notte di mezz’estate – Shakespeare salvato dai ragazzini diretto da Matteo Bavera, poi entro nel cast de La classe morta di Tadeusz Kantor con la direzione di Andrea Cusumano. Ma dopo il liceo artistico decisi di tralasciare le mie passioni e mi trasferii un anno a Londra per voglia di libertà, per voglia di dimostrare a me stessa di essere in grado di mantenermi. Lavoravo in un club privato frequentato da artisti e attori e mi sembrava di vivere in un film. Rientrata in Italia sono tornata alla mia passione, decidendo di frequentare l’Accademia Silvio D’Amico: per me la formazione è fondamentale se si vuole puntare in alto”. 

Poi i provini e Bellocchio: “Dopo il secondo, sempre a Palermo, mi dicono che avrei dovuto incontrare il regista: pensavo si trattasse di un ulteriore provino, invece, durante il colloquio lui mi parlava come se già fossi stata scelta. Insomma, avevo preso il ruolo prima di capirlo. Era luglio dello scorso anno, passata l’estate ho firmato il contratto e sono diventata Alessandra Buscetta, una delle figlie di don Masino”. 

Ricorda la settimana al Castello di Falconara, per le scene iniziali della festa di Santa Rosalia, quelle che riportano a Il Padrino: “Giornate indimenticabili, qui ho conosciuto Pierfrancesco Favino. La prima volta che ci siamo incontrati, si è avvicinato dicendomi, in perfetto siciliano: Figghia, figghia mia, tuttu a puostu?. Vederlo lavorare è stato un onore. Il mio personaggio, una ragazzina agiata, cresciuta in Brasile in una villona di quelle che piacevano al boss, è inconsapevole dei traffici del padre fin quando lui non viene arrestato sotto i suoi occhi. In Brasile abbiamo lavorato 17 giorni, ho condiviso momenti speciali con persone speciali come Maria Fernanda Candido, il clima era festoso come è nello spirito dei brasiliani. Conoscere persone in gamba dal punto di vista umano e professionale è il bagaglio che il film mi ha lasciato”. 

E Bellocchio? “Fantastico. Il suo valore artistico era scontato, lui è un poeta e i suoi film delle opere d’arte, però mi ha colpito soprattutto il suo approccio con gli attori. Ha un grande rispetto per il loro lavoro, sa ascoltare ed è di un’umanità sorprendente, il che non è affatto scontato. Lo vedevo discutere con Favino in uno scambio alla pari per raggiungere una visione comune del personaggio. Battibeccavano ma alla fine Bellocchio si fidava”. 

Paure e notti insonni di questa palermitana alle prese con il grande cinema: “Non ricordo sul set particolari difficoltà, sicuramente ero consapevole di entrare in un meccanismo complesso. ‘Mamma mia, sarò all’altezza?’, mi chiedevo.  E mi consolavo pensando che se ero stata scelta un valore mi era stato riconosciuto, no?”.                                       

E dopo le riprese è arrivato il battesimo sul red carpet dell’ultimo Festival di Cannes, appena macchiato dalla Palma mancata: “Non lo abbiamo attraversato con la delegazione dei protagonisti, ma qualche minuto prima, ed è stata un’emozione bellissima. Le dinamiche dei festival sono imprevedibili, io ero certa che Favino avrebbe vinto la Palma come migliore attore ma non ho visto il film di Pedro Almodovar, dunque non sono in grado di giudicare la prestazione di Antonio Banderas”. 

Emozioni forti: “Il traditore l’ho visto proprio a Cannes per la prima volta. Quei tredici minuti di applausi sono volati e mi hanno stordita”. Ada guarda avanti e sulla sua tavolozza appaiono pennellate green, come quelle della nonna: “Sto scrivendo uno spettacolo teatrale per sensibilizzare sulle problematiche ambientali. C’è anche il progetto concreto, con contratto già firmato, di un nuovo film di cui non posso ancora rivelare nulla. Nel frattempo continuo a studiare recitazione, dividendomi tra seminari e laboratori”. 

Ragiona su presente e futuro: “Per realizzare le mie ambizioni ho bisogno di una realtà più attiva di quella che può offrire Palermo”. Eccole le sue ambizioni: “Voglio lavorare per diventare un’attrice di livello internazionale perché il mio sogno è quello di utilizzare il mio mestiere per mandare dei messaggi forti. Chi fa questo lavoro, anche se si occupa di intrattenimento, ha un potere. Ecco, io vorrei essere talmente conosciuta da poter scegliere quali messaggi veicolare. E creare un capitale da investire per migliorare la vita di chi è più sfortunato o per risolvere problemi legati all’ambiente”. Insomma, questo mondo così com’è non le piace… “No, ma mi piace starci dentro, le alternative ci sono, penso positivo e in questa direzione sto costruendo il mio testo teatrale. Non è bello essere sempre bombardati da notizie negative, bisogna trasmettere speranza, risvegliarla, tutti dobbiamo fare la nostra parte senza lasciarci risucchiare da noia e negligenza nei confronti di ciò che ci circonda”.