Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quanto dal credersi complicati. E questo complica le cose, anche le più semplici

di Roberto Alajmo

Incuttizza
In realtà l’iniziale non si pronuncia, dunque: ‘ncuttizza.
Equivarrebbe a vicinanza, prossimità, con una sfumatura di vischiosità o compromissione. Avere a che fare con qualcuno in misura persino esagerata. La complicità fra amici è propriamente incuttizza. Spesso, più si è in incuttizzacon qualcuno, più ferocemente a un certo punto con questo qualcuno si finisce per litigare. In generale, quindi, meglio non essere troppo in incuttizza.

La teoria dei sei gradi di separazione andrebbe ridimensionata se rapportata a un piccolo centro, o a città come Palermo o Catania dove i blocchi sociali sono abbastanza osmotici, pur fermandosi alla superficialità. Essere inincuttizza con qualcuno vuol dire azzerare i sei gradi, o quelli che sono, per approdare a un rapporto diretto, di complicità.

Sui giornali locali, quando si verificano le grandi retate, compaiono paginoni interi di fotografie, facce patibolari come forse è inevitabile che sia, per gente che è stata svegliata nella notte, ammanettata e gettata in carcere. In un habitat di provincia è quasi inevitabile scorrere quei faccioni uno per uno, nella curiosità di scoprire se per caso se ne conosceva qualcuno.

E scoprendo che almeno per questa volta no, non se ne conoscevano, si prova una sorta di sollievo, immaginando di essere ancora salvi proprio per non essere mai stati in incuttizza con persone del genere. Peppino Di Lello, ex componente dello storico pool antimafia, una volta parlò di Palermo confessando di averne capito poco. Ma una cosa sì:
– Meno persone si conoscono, e meglio è.