Come si fa a traghettare in un futuro di sostenibilità, resilienza e alta qualità modelli agricoli troppo semplificati e per questo caratterizzati da un’intrinseca fragilità?

di Paolo Inglese

Come si fa a traghettare in un futuro di sostenibilità, resilienza e alta qualità modelli agricoli troppo semplificati e per questo caratterizzati da un’intrinseca fragilità? Su questo si è interrogata l’Accademia dei Lincei discutendo a Roma sull’agricoltura italiana del futuro e sul ruolo della scienza.

Occorre coniugare innovazione tecnologica, produttività, qualità e obiettivi ecologici e sociali e tutto questo non si fa tornando “all’antico”, ma investendo in ricerca e formazione. La strada non è quella d’immaginare una riduzione delle rese proporzionale alla riduzione degli input, ma, al contrario è quella legata a una maggiore efficienza nell’uso delle risorse, alla sostituzione delle fonti di energia e degli strumenti di produzione, in un’ottica di maggior valore della produzione, che non comporti la riduzione delle rese produttive. Si chiama “intensificazione sostenibile” e la parola d’ordine è “more knowledge per hectare”.

Un investimento di cultura. Si passa da un’agricoltura fondata sul massiccio uso di mezzi tecnici, quelli che hanno consentito la “green revolution” del Novecento, alla gestione di flussi di dati biologici, bioclimatici, fisologici da e verso il “campo” che consentiranno la gestione mirata dell’agricoltura. Si chiama agricoltura di precisione. È l’avvento di una nuova generazione di agricoltori, i più colti e formati di sempre, attenti alla gestione del loro prodotto ma consapevoli del loro ruolo sociale e ambientale.

Si svilupperanno diversi modelli di sostenibilità, ispirati ai concetti dell’agroecologia, ma basati su indici misurabili, versatili, trasparenti (blockchain), di facile impiego, certificabili, nonché basati su dati disponibili e facilmente misurabili. L’Italia deve continuare a mantenere la sua leadership tecnica e culturale e questo non lo si può fare interpretando la tradizione come una pedissequa ripetizione di “saperi” tradizionali o facendo semplicemente ricorso a “varietà antiche”, utili piuttosto alla selezione dei caratteri che da esse possono selezionarsi.

Occorre ricordare, con Emilio Sereni, che “in tutte le epoche della tecnica agraria, l’allargamento del suo orizzonte è stato un elemento decisivo del suo progresso”. Bisogna “ricercare la possibilità di legami, sicché i problemi della tecnica agraria diventino problemi della cultura del nostro Paese e vengano dibattuti non solo fra noi, ma in tutti i settori della cultura italiana”.