Una città in franchising, impossibile viverla senza possedere un’auto. Perché Riyadh è attraversata da enormi avenue, autostrade urbane che tagliano i quartieri sul modello americano

di Simonetta Trovato
disegno di Alessandra Micheletti

Una città in franchising, impossibile viverla senza possedere un’auto. Perché Riyadh è attraversata da enormi avenue, autostrade urbane che tagliano i quartieri sul modello americano. Quindi, per prima cosa arrivando nella capitale dell’Arabia Saudita, bisogna affittare un’auto. E stare attenti a come vi sedete: una donna non può viaggiare accanto a un uomo che non sia suo parente. “Fino a quarant’anni fa Riyadh era una cittadina di case fatte con mattoni di fango, ora è una metropoli popolata da grattacieli – racconta Dario Ruisi che vive qui da quattro anni – ha avuto uno sviluppo estensivo enorme in pochissimo tempo”.

Che detto da un ingegnere e paesaggista è affascinante. Palermitano, Dario gira il mondo da quindici anni e in Arabia Saudita lavora con la Salini Impregilo al mega progetto della nuova metropolitana che sta marciando a tempo record. Una città in franchising? “Qualunque negozio o ristorante fa capo a una grande catena internazionale; è tutto molto standardizzato, è ormai raro trovare piccole attività locali, se non nei quartieri più popolari. Il saudita non ha dimenticato le sue origini nomadi, nonostante sia cambiato radicalmente il suo tenore di vita”. Ama moltissimo vivere all’aria aperta e al posto della villetta al mare apprezza una tenda beduina. “È ospitale e curioso, soprattutto nelle campagne dove la gente ti invita a casa senza conoscerti. La città è spesso ostentazione e lusso, i lavori più umili sono sostenuti da pakistani e filippini. I giovani sono la vera anima dell’Arabia Saudita: studiano a Londra o in America, ma tornano a lavorare a casa. Di solito vivono in famiglia fino al matrimonio; tradizionalmente gli incontri per possibili fidanzamenti sono organizzati dalle madri che possono incontrare altre donne, ma i giovani sono liberi di scegliersi”.

Arrivando a Riyadh… “Percorrendo King Fahad Road, raggiungerei subito Al-Bat’ah e il suq , il cuore della vecchia Riyadh. Visiterei il Museo nazionale e la “Princess Noura”, la più grande università femminile del mondo dove ci si muove su monorotaia. E salirei su un grattacielo come la Kingdom Tower alta 302 metri: il colpo d’occhio dal ponte sospeso arriva al deserto. Oppure esplorate i villaggi vicini, una delle oasi metropolitane o passeggiate lungo il Daraj, un grande parco pubblico da cui si ha una vista panoramica sull’antica città di fango”.

Ristoranti dagli angoli del mondo. Ma la cucina italiana è la più apprezzata: esistono ben 80 ristoranti italiani contro i 68 americani. “è appena sbarcato Eataly. Ma consiglio di camminare nelle stradine e fare colazione con un foul caldo (crema di fave). Oppure entrare in un Mama Noura, catena turca molto popolare dove mangi shawarma chicken in tre secondi. A Riyadh bisogna lasciarsi affascinare dalla lenta preparazione della Kapsa, riso con aromi, carne di pollo, capra o cammello, piatto tradizionale che si mangia tutti insieme con le mani, anche se alle donne, in presenza di estranei, è sempre riservata una sala a parte. L’alcol è ovviamente vietatissimo, ma i sauditi lo sostituiscono con mocktail, i cocktail analcolici, e succhi freschi. Oppure lime and mint, una specie di mojito analcolico”.

Un Paese difficile da visitare. “Si sta pian piano aprendo al turismo internazionale, ma le regole vanno rispettate. Le donne possono guidare, ma in pubblico devono ancora indossare l’abaya, la tunica nera che le copre da capo a piedi, anche se il Principe ha annunciato che presto saranno libere di scegliere come vestire. C’è grande entusiasmo per il nuovo corso dell’Arabia Saudita, si guarda al 2030 come traguardo di ulteriori cambiamenti”.