Forse molti europei non sanno che non c’è bisogno di fare ore e ore di aereo e andare fino alle Maldive o alle Bahamas per scoprire isole paradisiache…

di Régine Cavallaro

Forse molti europei non sanno che non c’è bisogno di fare ore e ore di aereo e andare fino alle Maldive o alle Bahamas per scoprire isole paradisiache. A largo della Sicilia si trova l’arcipelago eoliano, patrimonio Unesco dal 2000. Più particolarmente Filicudi, piccola e poco più di 250 abitanti, è un’oasi di natura, pace e tranquillità.

A quanto pare, era anche un rifugio per pirati, o almeno per isolani preistorici dell’età del Bronzo “che avevano per molto tempo esercitato azioni di pirateria”, come si può leggere sul cartello didattico posto al villaggio di Capo Graziano. Oggi i pirati non ci sono più. Hanno lasciato il posto a un pugno di Filicudari bravi e buoni che ce la mettono tutta per far vivere l’isola e accogliere chi non ha la fortuna loro di vivere in quest’angolo di paradiso.

C’è Monica Blasi, che con la sua no profit Filicudi Wildlife Conservation (www.filicudiconservation.com) cerca di monitorare e proteggere la popolazione di tartarughe caretta caretta e di delfini che transitano nelle acque eoliane. Laureata in Fisica, con un dottorato di ricerca in Biofisica e un master di conservazione della biodiversità, questa romana d’origine e filicudara d’adozione ha ricevuto il premio DonnAmbiente 2018 dedicato all’impegno delle donne nella divulgazione scientifica e ambientale.

Da maggio a novembre, si occupa anche del pronto soccorso per le tartarughe marine in difficoltà nell’area eoliana. C’è anche Alberto Pagano, un palermitano che un bel giorno decise di mollare tutto e stabilirsi qui per godersi il mare e la pace di Filicudi. Da un paio di anni, ha creato Filicudi Divers (www.filicudidivers.com), situato a Pecorini a mare, e propone corsi subacquei e immersioni guidate alla scoperta dei ricchi fondali: non solo anemoni, madrepore, gorgonie rosse e stelle marine ma anche cernie, castagnole, pesci pappagallo, scorfani, murene e persino barracuda.

Forse il clou delle immersioni di Filicudi Divers è quella della Secca di Capo Graziano, a duecento metri dalla costa. Per lungo tempo, è stata una vera trappola per i naviganti, chiamata anche “mangiatrice di navi” per via dei numerosi relitti che ci  si trovano. Il sito è visitabile lungo un percorso archeologico sottomarino solo accompagnati dai diving center autorizzati dalla Soprintendenza del Mare e la Capitaneria di porto.