Diventiamo un paese di vecchi. non ci sono scelte di politica che investano sull’innovazione, la ricerca, la formazione. non c’è ricambio generazionale. Un po’ in tutta Italia. E in Sicilia più e peggio che altrove

di Antonio Calabrò

Diventiamo un paese di vecchi. non ci sono scelte di politica che investano sull’innovazione, la ricerca, la formazione. non c’è ricambio generazionale. Un po’ in tutta Italia. E in Sicilia più e peggio che altrove.    

“I giovani invisibili, cittadini di seconda classe”, scrive Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera, commentando i dati della Banca d’Italia, secondo cui nel 2018 sono andati all’estero 120 mila italiani, aggravando un fenomeno migratorio già noto e sempre più allarmante (ne abbiamo parlato altre volte proprio su queste pagine). Moltissimi i giovani, in tanti con un ottimo titolo di studio, grande intraprendenza, ambiziosa determinatezza.

I dati del Sud sono ben peggiori della media nazionale: nel decennio 2007-2017, sempre secondo la Banca d’Italia, il Mezzogiorno ha registrato un deflusso netto verso le altre regioni di 480 mila persone (equivalenti più o meno alla metà degli abitanti di Palermo). I laureati sono 193 mila (165 mila se ne sono andati nelle regioni del Nord, in cerca di migliori condizioni di lavoro e di vita).

Nello stesso periodo dal Nord sono andati via, all’estero, trecentomila italiani, di cui 69mila laureati. Fatte le somme, anche Milano e Torino, Brescia, Verona e Bologna perdono intelligenze e competenze, ottimo capitale umano. Ma soprattutto Milano resta comunque forte per il crescente arrivo di ragazzi dal Sud (il 28 per cento dei laureati in Ingegneria non viene dalla Lombardia e si sale al 62,5 per i laureati in Medicina: lo documenta il Cineca, il Consorzio degli atenei che tiene l’anagrafe degli studenti universitari). Ancora un dato: per attrattività dei talenti, l’Italia è quartultima tra i Paesi Ocse, prima di Grecia, Turchia e Messico, per i lavoratori altamente specializzati, con master o dottorati.

Cosa ricavare da tali e tanti dati? Che l’Italia continua a bruciare le sue risorse migliori, le intelligenze, la cultura e la volontà di cambiamento dei suoi giovani e dunque cresce poco e male. Chi governa non se ne occupa adeguatamente: distribuisce pensioni e redditi di cittadinanza, ma nulla fa per garantire ai ragazzi un destino migliore. Diventiamo un paese di vecchi (tra 25 anni un italiano su tre sarà over 65). Ma non ci sono scelte di politica fiscale, industriale e sociale che investano sull’innovazione, la ricerca, la formazione, il lavoro, la valorizzazione del capitale sociale e culturale. II ricambio generazionale è carente, l’ascensore sociale bloccato. Un po’ in tutta Italia. E nel Mezzogiorno e in Sicilia più e peggio che altrove.