“L’interprete” è il primo romanzo di Annette Hess, sceneggiatrice nota in Germania per una serie televisiva trasmessa anche dalla Rai con il titolo “Una strada verso il domani”

di Santo Piazzese

L’interprete (Neri Pozza ed.; trad. Chiara Ujka) è il primo romanzo di Annette Hess, sceneggiatrice nota in Germania per una serie televisiva trasmessa anche dalla Rai con il titolo Una strada verso il domani.  

Il romanzo è ambientato a Francoforte nel 1963. Protagonista è la giovane Eva Bruhns, che lavora come traduttrice dal polacco per un’agenzia di pratiche legali. Eva è una ragazza di buoni principi, e vive con i genitori, con il fratellino e con la sorella maggiore, infermiera dedita a pratiche segrete e avventate. I genitori gestiscono un’osteria ben avviata, in un quartiere semi-popolare. Eva ha un fidanzato, Jürgen, che appartiene a una classe sociale più elevata, come futuro erede di un impero economico fondato dal padre, che non ha mai rinnegato la propria fede comunista, che gli è costata la galera sotto il nazismo.

La vita di Eva sembra incanalata verso un avvenire di solida normalità borghese, nonostante trovi discutibili certi aspetti codini e perbenisti di Jürgen in tema di diritti delle donne. Proprio durante il pranzo di presentazione di Jürgen alla famiglia, Eva viene convocata d’urgenza in un angusto ufficio di un palazzo del centro. La ragazza pensa che si tratti di qualcosa che rientra nel suo usuale lavoro di traduttrice di pratiche legali. Si ritrova invece in una stanza satura di fumo e traboccante di documenti e raccoglitori sparsi persino sul pavimento, al cospetto di due uomini che sembrano vivere uno stato di tensione attiva, e di un terzo uomo, anziano e impettito sulla sedia: Josef Gabor. L’uomo viene da Varsavia e lei è stata convocata in sostituzione dell’interprete designato, che non ha ricevuto il visto dalle autorità polacche.

La ragazza comincia a tradurre le prime frasi di Gabor, un racconto per lei così assurdo da indurla ad alcuni errori iniziali: traduce ospiti invece di prigionieri; e parla di 850 corpi illuminati invece che asfissiati. Gabor è uno dei sopravvissuti di Auschwitz e le altre due persone nella stanza sono i capi della procura. Sono i primi atti istruttori del processo di Francoforte, celebrato contro un gruppo di SS. Processo meno noto di quello di Norimberga, ma che forse ha portato una svolta più radicale nella coscienza della Nazione, perché a differenza di Norimberga, voluto e celebrato dai vincitori, ora è una corte tedesca a giudicare gli imputati. Il popolo tedesco fa i conti con il proprio passato, in una lacerante seduta psicanalitica pubblica.

Anche Eva, nel corso delle udienze, prenderà gradualmente coscienza di quello che è accaduto negli anni della guerra. L’aspetteranno verità dolorose sulla propria famiglia, e niente sarà più come prima. Romanzo intenso, vero. Difficile passare ad altro.