Migrazione e dispersione sono due fenomeni ben noti ai biologi vegetali e agli zoologi. Perché, in effetti, si tratta di fenomeni naturali, costantemente utilizzati dagli esseri viventi per cercare condizioni di vita migliori…

di Paolo Inglese

Settembre andiamo, è tempo di migrare. Chi scrive, non è uno scafista, ma Gabriele D’Annunzio. Per non parlare del primo canto dell’Eneide dove Virgilio scrive parole straordinarie a proposito di Enea …mendico, ignoto e peregrino/De l’Asia in bando, da l’Europa escluso/E ’n fin dal mar gittato or ne la Libia/Vo per deserti inospiti e selvaggi/E qual m’è più del mondo or luogo aperto?

Oggi, come sempre avviene, è questione di punto di osservazione, è questione di scala temporale con la quale leggiamo un fenomeno. Cronaca, storia, epoca? Il giudizio cambia, sedimenta, capisce e osserva di conseguenza. Migrazione e dispersione sono due fenomeni ben noti ai biologi vegetali e agli zoologi. Perché, in effetti, si tratta di fenomeni naturali, costantemente utilizzati dagli esseri viventi per cercare condizioni di vita migliori, tanto più forti quanto più lo sono i fattori scatenanti. 

La dispersione indica la tendenza di ciascuno individuo, appartenente a una specie, ad allontanarsi dal sito di nascita, in maniera temporanea o permanente, percorrendo anche lunghe distanze. La migrazione è una strategia di sopravvivenza che permette agli individui di trovare le risorse necessarie per generare la vita e alimentarsi. Si tratta quindi di movimenti di andata e ritorno, anche annuali. Molte specie di uccelli e di mammiferi marini lo fanno, in modo anche spettacolare. Le piante sono estremamente specializzate nella dispersione, attiva o passiva che sia, gli animali adottano ambedue le strategie. 

Il Mediterraneo, l’Europa si sono incredibilmente arricchiti in termini di varietà e disponibilità di alimenti, nei millenni, grazie alla dispersione di piante: praticamente le più importanti di quelle coltivate sono, per l’appunto, frutto di dispersione passiva a opera  dell’uomo e, a volte, la loro dispersione è stata così forte che  nulla o poco rimane del loro passato in natura.

Orzo, caffè, mais, grano, patata, banano, agrumi, sono alcune tra le piante fondamentali per la nostra specie, disperse per azione antropica. Ma la nostra dieta mediterranea è, in effetti, una dieta planetaria, composta, nel caso dei vegetali, da specie disperse, come lo stesso grano duro e l’olivo, le mandorle e i pistacchi, le noci, il pomodoro. Immaginare il mondo senza le migrazioni e le dispersioni è biologicamente impossibile. Ma questa è storia, addirittura di epoche geologiche. Oggi, si vive di cronaca e la cronaca conduce ad altre, non sempre corrette, riflessioni.