Cerchiamo sempre la fortuna all’esterno, mentre la vera ricchezza l’abbiamo all’interno di noi stessi. Ebbene, un tale scrigno del tesoro Palermo ce l’ha, e non sembra accorgersene…

di Régine Cavallaro

Cerchiamo sempre la fortuna all’esterno, mentre la vera ricchezza l’abbiamo all’interno di noi stessi. Ebbene, un tale scrigno del tesoro, Palermo ce l’ha, e non sembra accorgersene. Si trova a una decina chilometri dal centro città: la riserva naturale di Capo Gallo.

Una pura meraviglia di natura, di pace, di bellezza incontaminata (o quasi). Il mare aperto, il cielo a 360 gradi, la montagna benevola, il canto delle onde, il vento amico… il sito possiede una poesia tutta sua, sempre rinnovata. Ognuno di noi ha un posto favorito, un luogo nel cuore che ci fa sentire vivi e in armonia con il mondo. Per me è Capo Gallo, lato Mondello.

La riserva, che si estende su una superficie di 585 ettari, è situata proprio lungo entrambi i lati della punta nord-occidentale dell’isola, all’estremità del golfo di Mondello da una parte e del golfo di Sferracavallo dall’altra. Un terzo accesso, sul versante meridionale, permette di salire in cima del monte Gallo dove troneggia, a 527 metri, un Semaforo borbonico abitato da un eremita, con una vista davvero mozzafiato.

Tuttavia, malgrado tante buone volontà di varie associazioni (www.riservacapogallo.it), la riserva è lasciata all’abbandono. Ufficialmente, l’autorità di tutela dice di sorvegliare l’aerea. Ma, onestamente, non ho mai visto una guardia nel parco, così come i controlli contro la pesca, subacquea o no, nell’area marina protetta, rimangono disperatamente rari. Nessun punto informazione, nessun sentiero per accedere alle grotte, una strada diroccata, qualche raro contenitore per i rifiuti.

Eppure, chi lo sa che la riserva annovera una dozzina di grotte, tra cui la Grotta Regina, dal valore archeologico pressappoco uguale a quello della grotta dell’Addaura? Che sulle sue pareti si trovano preziosi disegni e iscrizioni che invocano divinità fenicie o rappresentano figure umane e animali risalenti al VII secolo avanti Cristo? Che sono stati ritrovati resti fossili dell’elefante nano di Sicilia, oggi esposti al museo Gemmellaro? Che nei fondali riposa il relitto di una nave cartaginese con il suo carico di anfore? Che la sua flora conta rare specie endemiche della Sicilia? Alcune, addirittura, crescono solo nella riserva. Un tesoretto, appunto, all’insaputa di tanti.