Alla scoperta delle Gole di Tiberio, un canalone roccioso scavato dal fiume Pollina nel parco delle Madonie. Luoghi incontaminati e affascinanti che hanno alimentato nei secoli miti e leggende

di Enrico Saravalle

Itinerari selvaggi, Regie Trazzere, scenari mozzafiato ma anche borghi arrampicati su colline e dirupi: tutto questo è il Parco delle Madonie. Con ettari ed ettari di territorio protetto, boschi e pascoli, gole, colline e corsi d’acqua, il Parco è un ambiente di straordinario valore storico, naturalistico e biogeografico. Dalla normanna (e araba) Cefalù affacciata sul Tirreno, infatti, si passa, in una cinquantina di chilometri, all’imponente anfiteatro roccioso del Massiccio montuoso centrale dove, tra paesaggi carsici e suggestioni dolomitiche dove le cime di Monte San Salvatore, Monte Carbonara e Monte Quacella sfiorano i duemila metri. 

Le strade che tagliano il Parco invitano alla lentezza e alle soste, portano verso insediamenti millenari che conservano le tracce delle varie dominazioni che, qui come altrove, si sono succedute nei secoli, sfiorano i letti di fiumi e fiumare. Una di queste è il Pollina (nemmeno una quarantina di chilometri di corso) che forma nella sua discesa verso il mare una serie di laghetti, piccole cascate, giochi d’acqua di grande suggestione ed è scortato da una sontuosa  vegetazione di giunchi e canne, salici e tamerici.

Qui ci sono le Gole di Tiberio, uno degli angoli nascosti e più belli del Parco, incastonate nel fondo di una valle ricca di boschi e vegetazione e riconosciute da qualche anno come Sito Geopark dall’Unesco. Si tratta di un canalone roccioso scavato in secoli e secoli di incessante erosione dal corso del fiume, a volte pigro a volte impetuoso, nel territorio di San Mauro Castelverde.  Strano nome per un fenomeno geologico? Non tanto, se si pensa che la tradizione popolare ricorda la presenza, in questi luoghi, di una villa romana dedicata proprio all’imperatore e costruita lungo la “via del grano” che collegava il mar Tirreno con il centro della Sicilia, antico granaio dell’Impero.  

Selvagge e inospitali fino qualche stagione fa, oggi le Gole sono visitabili per tutta la loro lunghezza (circa mezzo chilometro). La parte iniziale del canyon roccioso è percorribile a piedi ed è punteggiata da grotte e anfratti dove nidificano diverse specie di uccelli. La parte centrale delle Gole (un canyon dalle pareti  rocciose alte una cinquantina di metri e con acqua profonda fino a otto anche in estate) è quella più affascinante e suggestiva: si percorre solo in gommone con una navigazione slow e tranquilla, durante la quale si riconoscono sulle rocce le impronte dei fossili, si “viola” la privacy degli uccelli che nidificano a pochi centimetri dall’acqua, si seguono le anse del fiume e, se si è fortunati, si scopre il volo dell’aquila reale che ha il suo habitat proprio in quest’area. Superato questo passaggio, il fiume si apre in un ampio bacino dove è presente anche una spiaggetta: sono le Piccole Gole, l’accesso probabilmente più frequentato ma non meno d’effetto, dove è possibile vedere un’opera post-concettuale dell’artista americano Robert Pruitt realizzata su iniziativa dell’Ente Parco Madonie, nell’ambito de “Le vie dell’arte”. 

Come accade spesso per i luoghi selvaggi e misteriosi, anche le Gole hanno acceso la fantasia popolare ed ecco che la zona più stretta del canyon è, per tutti, u miricu (l’ombelico) per via della superstiziosa credenza che questo punto potesse inghiottire tutto quello che si trovava nel letto del fiume e trasportarlo a mare. Ma c’è anche il Masso dei Briganti, così stretto e incastonato tra le pareti delle Gole da sembrare un ponte naturale fatto di roccia: passaggio segreto di banditi e ricercati che abitavano grotte e nascondigli della zona? Le leggende dicono di sì, tanto che si cerca ancora la misteriosa truatura, bottino preziosissimo frutto di ruberie e saccheggi nascosto in un’introvabile caverna. 

Senza scomodare briganti e malfattori, il Parco comunque un tesoro lo custodisce gelosamente. Si tratta della manna, che non scende dal cielo, come quella biblica, ma si estrae dal frassino da manna, che cresce solo qui, sulle pendici delle Madonie, nei territori di Castelbuono e Pollina. 

Ad accompagnare i visitatori e raccontare loro la storia del luogo, sono le guide dell’Associazione Madonie Outdoor (www.madonieoutdoor.it): “La nostra associazione – racconta il presidente Giovanni Nicolosi – nasce  nel 2012 con la missione di far conoscere e far amare le bellezze del Parco delle Madonie attraverso attività sportive destinate a tutti: escursioni in gommone alle Gole di Tiberio e rafting nel Pollina, trekking, nordic walking, escursioni sulla neve con le ciaspole (di giorno e sotto le stelle), arrampicata sportiva ed escursioni in mountain bike.

Per questo Madonie Outdoor è costituita da un team di 25 giovani professionisti del settore: guide ambientali, guide rafting, istruttori di nordic walking e di arrampicata sportiva, accompagnatori in mountain bike. La visita alle Gole di Tiberio è possibile da maggio fino alla fine di ottobre”. Sempre in compagnia delle guide di Madonie Outdoor, ci si avventura anche sul “Sentiero degli agrifogli giganti”, percorso che parte dal rifugio di Piano Sempria e si conclude a Piano Pomo mostrando veri  monumenti della  natura come le  querce ultracentenarie e gli agrifogli giganti (alti più di quindici metri) che formano un bosco rigoglioso. 

Anche gli art addict  trovano nel territorio delle Madonie suggestioni e punti di interesse: un Itinerario gaginiano, per esempio, mostra nelle chiese e nei conventi sparsi tra Cefalù, le due Petralie (Sottana e Soprana), Gangi e Geraci siculo sculture, retabli, acquasantiere e portali scolpiti nel marmo di Carrara dai rampolli della celebre dynasty dei Gagini (attivi in Sicilia tra la seconda metà del ‘400 e la prima del ‘500). A Castelbuono, invece, si visita il Castello, per secoli abitazione fortificata della nobile casata dei Ventimiglia. Oggi saloni e spazi sono occupati da un museo di arte sacra, da una sezione archeologica e dalla pinacoteca (con opere, tra gli altri, di Cagli e Schifano). Ultima chicca all’interno del maniero la Cappella Palatina, con le decorazioni fastosamente barocche dei Serpotta. 

E, ancora, veri musei a cielo aperto sono i paesi, dove l’eclettismo architettonico si diverte a mescolare secoli e stili: si passa così  dai campanili luccicanti di maioliche in stile arabo di San Mauro Castelverde al castello di Geraci, al barocco spumeggiante della chiesa di San Francesco a Petralia Sottana, per ritornare al Medioevo con la Torre dei Ventimiglia di Gangi dalla elegante sequenza di bifore gotico-catalane. Natura e arte vanno a braccetto.