Le cronache recenti riportano i dati rilevati da Unioncamere e Infocamere, secondo i quali è la Sicilia a conquistare il podio come regione in cui le donne avviano un’azienda o un’attività, seguita dal Lazio, dalla Campania e dalla Lombardia

di Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

Le cronache recenti riportano i dati rilevati da Unioncamere e Infocamere, secondo i quali è la Sicilia a conquistare il podio come regione in cui le donne avviano un’azienda o un’attività, seguita dal Lazio, dalla Campania e dalla Lombardia.

La notizia non va enfatizzata. Siamo infatti in una fase socio-economica in cui molte imprese (sia al maschile che al femminile) chiudono e in cui le imprese che vengono attivate sono in calo. Inoltre va osservato che in alcune regioni come la nostra non poche donne prestano il proprio nome a mariti, padri e fratelli che, per varie disavventure giudiziarie, non possono risultare titolari di un’impresa. Pur con queste cautele, comunque, la notizia dell’incremento percentuale di aziende intestate a donne (oggi intorno al 25 per cento del totale) resta incoraggiante. Né particolarmente sorprendente.

Infatti, nonostante nell’immaginario collettivo internazionale (alimentato dalla letteratura, dal cinema  e dalla televisione) le donne siciliane vivrebbero all’ombra dei maschi, gli studi storici e socio-antropologici ci restituiscono una rappresentazione abbastanza diversa. Detto in soldoni: a un patriarcato di facciata corrisponderebbe un matriarcato di sostanza. 

Spesso, infatti, l’uomo di famiglia è il grande (o forse il piccolo) assente. Quando non è in galera, esce presto la mattina per andare a lavorare o a cercare un lavoro giornaliero o a delinquere; torna tardi la sera o addirittura preferisce non tornare per mangiare e bere all’osteria del quartiere. Anche negli ambienti borghesi gli impegni di lavoro in ufficio o in trasferta (per non contare qualche fuga sentimentale) trattengono il marito fuori casa da mane a sera.

Alla moglie-madre resta il peso – ma anche il corrispettivo potere gestionale e pedagogico – della famiglia e della casa. Insomma, le donne siciliane hanno avuto per lunga tradizione la necessità di svolgere più mansioni effettive di quante non ne fossero attribuite loro “ufficialmente”. Una storiella divertente (ambientabile in molte zone del mondo, certamente anche in Sicilia) racconta che, in una seduta collettiva di sostegno per mariti maltrattati, lo psicoterapeuta abbia chiesto di dividersi in due gruppi: da un lato chi doveva obbedire sempre alla moglie e dall’altro chi riteneva di essere autonomo.

In questo secondo gruppo si colloca un uomo soltanto e lo psicoterapeuta gli chiede per quali motivi abbia deciso così. “Me l’ha ordinato mia moglie prima di uscire da casa”, fu la risposta non proprio confortante.