Dopo quattro anni di assenza ritorna a Palermo per la sua trentesima edizione il Torneo internazionale femminile di tennis. Un’occasione per veder giocare alcune tra le migliori tenniste del mondo. E la dimostrazione che anche in Sicilia si può investire su grandi manifestazioni sportive. Basta avere coraggio e tenacia

di Guido Fiorito

Dalla Thailandia era arrivata l’anno scorso un’offerta di tre milioni di dollari per cedere il torneo ma la tradizione e i sentimenti non sono in vendita. Così il Country si prepara a festeggiare la trentesima edizione del torneo internazionale femminile di tennis (dal 20 al 28 luglio), che torna a Palermo dopo quattro anni in Malesia. I due ideatori e manager del circolo di viale dell’Olimpo, il presidente Giorgio Cammarata e Oliviero Palma, direttore del torneo, sono inossidabili baby boomers. Sempre al timone a vedere risorgere la loro creatura. Con entusiasmo immutato e ritrovato orgoglio. 

Una storia che inizia nel 1988. Il circolo era giovanissimo quanto dinamico: fu deciso di ospitare un torneo internazionale giovanile per Capodanno. Nel 1990 il passaggio alla Women’s tennis association  (Wta). “Fu Cino Marchese – racconta Palma -, che era il direttore del torneo di Palermo maschile e soprattutto un manager dell’Img, il colosso dei diritti televisivi, a chiederci se volevamo organizzare un torneo professionistico. Noi accettammo e ci mandò Virginia Ruzici per darci una mano”. Una ex tennista rumena, capace di vincere gli Open di Francia. 

“Un momento importante – continua Palma – fu quando la Wta nel 2008 decise di qualificare i tornei riducendo il numero: si poteva restare nel circuito pagando mezzo milione di dollari entro il 2010. Cosa che abbiamo fatto anche se la Regione non ha più coperto il cinquanta per cento dell’importo come aveva promesso”. Il torneo del Country entra così nel club ristretto dei tornei professionistici, oggi uno dei sessanta del tour femminile, solo diciannove in Europa. Tanto ristretto che in molti nel mondo cercano di entrarci. Fu così che quanto il torneo di Palermo si ritrovò in ristrettezze finanziarie, il Country scelse nel 2013 di affittare il torneo a Kuala Lumpur. “Ma quando i malesi non hanno pagato l’anticipo per il 2018 abbiamo deciso di riprenderci il torneo”, spiega Palma. Rifiutando poi di cederlo ai thailandesi ma anche ad Amburgo. 

Una rinascita in tutti i sensi. Dal nome che diventa Palermo Ladies Open. Dal logo dove la pallina ha l’aspetto di un limone della Conca d’oro. Dall’impianto che subisce un profondo restyling: nuovi spogliatoi, un terzo campo illuminato, una foresteria che ospita i tennisti che vengono dal Nord all’Accademia di Francesco Cinà, il coach di Roberta Vinci: uno dei pochi casi di emigrazione in direzione contraria, ovvero a Sud. E l’ampliamento delle tribune a 2200 posti. La delegata Wta Martina Lutkova visita il circolo e accoglie di nuovo Palermo nel circuito. 

Su questi campi in terra rossa sono passate grandi campionesse, che spesso hanno vinto qui il loro primo torneo, quello che come il primo amore non si dimentica mai. È il caso di Mary Pierce, un’atleta statuaria, soprannominata The Body, Il Corpo.  Canadese e poi naturalizzata francese, aveva appena sedici anni quando nel 1991 venne a Palermo per vincere il torneo. Una forte giocatrice nota anche per il padre Jim, tifoso della figlia in modo tanto irruento e sboccato che la Wta fu costretta a impedirgli l’accesso ai campi. Mary, al contrario era corretta e dispiaciuta per il padre. A Palermo vinse ancora l’anno successivo prima di prendere il volo per una carriera straordinaria con successi a Melbourne e al Roland Garros. Jim, orologio d’oro e catena d’oro al collo, costringeva Palma e Cammarata ad assistere alla partita alla sua destra, perché a sinistra due sedie rimanevano vuote per scaramanzia. “È venuto un cugino svizzero di Mary al circolo – dice Cammarata – e abbiamo parlato con lei al telefono. Ricorda Palermo sempre con affetto”. 

Dal Country sono passate tante altre campionesse: la russa Dinara Safina, sorella del grande Marat Safin, che vinse nel 2003 e diverrà numero uno del mondo; riuscirà perfino a farsi dei bagni a Mondello, vicino alla grotta dell’Olio. Ricorda Cammarata: “Nei primi anni le giocatrici si permettevano qualche strappo, per esempio facevamo l’una di notte per il party a Terrasini. Oggi pensano solo al tennis e dopo la sconfitta tocca loro ripartire per altre città e altri campi”. 

Jennifer Capriati si portò tutta la famiglia in top class a spese del Country: 6000 euro solo di biglietti aerei. E ancora la rumena Irina Spirlea e poi una giovane Justin Henin, un altro futuro numero uno; la russa Anastasia Myskina che vinse nel 1999, Arantxa Sanchez. Va ricordata anche Anabel Medina Garrigues, una giocatrice spagnola che a Palermo ha vinto cinque edizioni. Si trovava benissimo a Palermo. Forse perché mangiava arancine e panelle e stava sempre allegra. 

Sono venute a Palermo tutte le più migliori giocatrici italiane, dominando negli ultimi anni con Sara Errani (vincitrice 2008-2012), Flavia Pennetta (2009), Roberta Vinci (2013). “Sara – racconta Oliviero – quando era ai vertici ha sempre giocato senza chiederci un soldo. Per ricambiare, con affetto, adesso che la classifica non è buona, le offriremo un invito al torneo. Roberta si sta disintossicando dal tennis dopo la lunga carriera ma ci verrà a trovare un paio di giorni. Nel nostro circolo c’è un campo che si chiama Roberta Vinci. Quando ho scoperto che a Palermo si allenava con Cinà a Villa Igea le ho costruito un campo in duro e l’abbiamo sempre ospitata”. Di Pennetta si ricorda quando venne con Carlos Moya, allora suo boy friend. 

“Abbiamo detto – spiega Palma – che avremmo mantenuto il torneo solo se ci fosse stata una risposta positiva della città. È arrivata. La prevendita degli abbonamenti è andata bene, abbiamo trovato sponsor in grado di sostenere il torneo, i rapporti con la Federtennis sono buoni, abbiamo altri introiti dalla cessione dei diritti televisivi, con un pubblico che si stima nel mondo in sei-sette milioni di persone. Il torneo va difeso, è uno dei pochi momenti di grande sport in Sicilia. La Targa Florio e la Coppa degli assi di equitazione sono ricordi. Stiamo dimostrando che si può fare un grande evento senza soldi pubblici”. 

La prima idea dei fondatori del Country nel 1985 era di un villaggio vacanze cittadino. Tra i primi sponsor Franco Nulli con il marchio Bla Bla. Adesso il circolo ha tremila soci e nel tempo è cresciuto sia come luogo di relax che di tennis agonistico. Un giardino dove filari di cipressi e di olivi delimitano tredici campi da tennis, diverse club house, piscine, una grande palestra. Per i Ladies Open saranno invitati due artisti, in collaborazione con il Museo Riso, a proporre in miniatura delle istallazioni. Se si troveranno i finanziamenti, le opere saranno realizzate in grande e messe al centro della carreggiata di viale dell’Olimpo. Come per la scherma a piazza Bellini, sport e arte si uniscono in nome della bellezza.