Partiamo da un’informazione basilare: ad Amsterdam si circola in bici, ma non è detto che non ti arrotino. E se te lo dice una palermitana, bisogna crederle, soprattutto se ti confessa che non ha mai preso la patente

di Simonetta Trovato

Partiamo da un’informazione basilare: ad Amsterdam si circola in bici, ma non è detto che non ti arrotino. E se te lo dice una palermitana, bisogna crederle, soprattutto se ti confessa che non ha mai preso la patente. Daniela Tasca è partita dalla Sicilia nel 1989, con una gran voglia di libertà. Si è fermata ad Amsterdam, innamorandosi del tramonto; e dopo trent’anni di giornalismo culturale, nel 2010 ha avviato il suo progetto da freelance, “1001 italianen”, documentari sugli italiani nei Paesi Bassi. 

“Ero una studentessa cresciuta in una famiglia protettiva, papà carabiniere e mamma casalinga. Volevo la mia indipendenza e l’ho trovata qui – racconta -. Il secondo giorno ho comprato una bicicletta, ma la sconsiglio: impossibile per chi non è abituato”. Quindi… “Affittate la bici e andate lontano dal centro. O salite su un battello e godetevi Amsterdam dall’acqua. Ai margini dei canali ci sono posti meravigliosi, si può anche affittare una barchetta elettrica”.

Amsterdam è piccola e si presta a esplorazioni “dolci”. “Allontanatevi dal centro, verso la zona nord, fino a poco tempo fa popolare e bistrattata. Adesso è alla moda: il Palazzo delle ricerche della Shell è stato riconvertito in un posto ameno, e dall’ultimo piano hai un panorama straordinario. Pochi giorni fa all’EYE  Filmmuseum hanno proiettato una copia restaurata de Il Gattopardo alla presenza di Claudia Cardinale”. Per raggiungere la zona Nord… “Alle spalle della stazione centrale ristrutturata partono i traghetti che collegano giorno e notte il Polder, dove prima c’erano solo industrie e lavoravano tanti italiani. Ora è molto “in”, le case popolari si sono trasformate in studi di architetti giovani e rampanti. Anche De Hallen è da visitare: l’ex rimessa dei tram, a Bellamyplein, una traversa di Kinkerstraat, riconvertita in mercato coperto”.

Il modello è il Borough di Londra o il Chelsea Market di New York: artigiani e cibo dal mondo, dalle pie australiane alle bitterballen (polpette) olandesi, innaffiate di birra. Poi c’è Alkmaar, dove si mangia solo formaggio. Per le botteghe artigiane e le gallerie d’arte si va al Jordan, alle spalle della casa di Anna Frank”. Fuori porta c’è l’Orto botanico dove si comprano i semi. “E se avete figli, portateli nelle fattorie didattiche: gli olandesi le adorano, i bambini nudi possono giocare nel fango e si trasformano in piccoli selvaggi felici. E intanto gli adulti possono perdersi dietro i famosi tramonti infiammati di Amsterdam”.

È la città delle colonie. “Il miglior ristorante indonesiano si chiama Blauw con i Rijsttafel piccanti di pesce. Poi c’è Moeders, famoso per il suo puré enorme con i wurstel, tappezzato da foto di mamme (in olandese, appunto Moeders). Oppure  Vijff Vlieghenl, locanda del ‘600 dove mangi tra antiche mappe olandesi e (dicono) incisioni originali di Rembrandt”.