È arrivata con la forza del suo carisma e della sua storia a mettere fine alle polemiche sulla poltrona più alta del Teatro Biondo, dopo il siluramento di Roberto Alajmo, che insieme con Emma Dante aveva tirato lo Stabile di Palermo fuori dal cono d’ombra e da uno spesso strato di polvere…

di Laura Anello

È arrivata con la forza del suo carisma e della sua storia a mettere fine alle polemiche sulla poltrona più alta del Teatro Biondo, dopo il siluramento di Roberto Alajmo, che insieme con Emma Dante aveva tirato lo Stabile di Palermo fuori dal cono d’ombra e da uno spesso strato di polvere. In pochi giorni Pamela Villoresi si è guadagnata l’appellativo di ciclone. Una fucina di progetti, il sorriso sempre pronto, l’ottimismo forse ereditato da altre latitudini (il siciliano non sempre riesce a mantenerlo), la forza di navigare nel mare della vita – e del difficile mondo della cultura siciliana – con la stessa gioia con cui pagaia ogni mattina nel mare di Mondello, da canoista provetta. 

È lei il volto di questo Gattopardo, pieno di volti al femminile. Quello di Ada Nisticò, traghettata sul set de Il Traditore di Bellocchio, e poi sul tappeto rosso di Cannes, non appena conclusa la scuola di cinema. Quello della regista Ottavia Casagrande, nipote del mitico Raimondo Lanza di Trabia (il nobiluomo che si dice ispirò Vecchio frack di Modugno) sulla cui morte lei ancora indaga. Quello di Lola Scarpitta, figlia e nipote di grandissimi artisti – il nonno era Salvatore Cartaino Scarpitta, lo scultore di Los Angeles per cui posò senza veli anche Marlene Dietrich – che ha deciso di tornare alle radici e di trasferirsi a Palermo, storia simbolica di un flusso di ritorni e di arrivi che fa da contraltare all’esodo. E quelli delle atlete protagoniste del torneo internazionale femminile di tennis, che torna a Palermo dopo quattro anni in Malesia. Niente soldi pubblici ma la pervicace volontà del circolo Country e di un gruppo di privati. Anche questo un felice ritorno.