Palermo ospita i campionati assoluti di scherma. Un’occasione per ricordare che molti dei migliori atleti di questa disciplina sono siciliani. A cominciare dalla pluricampionessa mondiale e medaglia d’argento alle Olimpiadi del 2016, la catanese Rossella Fiamingo che a Gattopardo racconta come nasce il “tocco” magico

di Guido Fiorito

Palermo capitale italiana della scherma. Da martedì la città sarà teatro di un fitto programma di eventi per festeggiare i 110 anni della Federazione scherma italiana, eventi che culmineranno con i campionati italiani assoluti e del settore paralimpico.

Uno sport che è stato protagonista negli ultimi anni proprio con lo sport paralimpico, di cui Bebe Vio è il volto più amato e popolare. Ogni giorno, sulle pedane siciliane, dalla Scherma Modica al Club Scherma a Palermo, atleti normodotati e paralimpici si allenano fianco a fianco. E il modicano Gianni Puglisi è stato uno dei pionieri e promotori mondiali della scherma per non vedenti con la realizzazione di una speciale pedana. Palermo non è una scelta casuale per due motivi.

Il primo è la grande tradizione della scherma siciliana. Tutti i nobili e gli agiati borghesi, tra cui Ignazio Florio, prendevano lezioni da questi maestri, rinomati in tutto il mondo, anche per l’eventualità dei duelli. Cesare Alajmo diede il via alla scherma agonistica moderna con una serie di allievi protagonisti nei Giochi olimpici. La prima medaglia in assoluto di un siciliano alle Olimpiadi fu conquistata a Stoccolma nel 1912 dal palermitano Pietro Speciale, argento nel fioretto, dietro Nedo Nadi.

Il secondo motivo è che gli atleti siciliani sono ancora oggi il punto di forza della squadra azzurra, anche se il baricentro si è spostato nella parte orientale dell’Isola. La Sicilia, per atleti e organizzazione di grandi manifestazioni, è uno dei motori del movimento italiano ed esprime il presidente nazionale, il modicano Giorgio Scarso. Alle ultime olimpiadi di Rio, nel 2016, metà della squadra di scherma azzurra, 7 componenti su 14, erano siciliani: i fratelli Daniele ed Enrico Garozzo e Marco Fichera di Acireale; i catanesi Rossella Fiamingo e Paolo Pizzo, il modicano Giorgio Avola, Loreta Gulotta di Salemi. Carichi di medaglie olimpiche e mondiali. Solo a Rio, l’oro individuale nel fioretto di Daniele Garozzo, gli argenti nella spada di Fiamingo e della squadra maschile (Enrico Garozzo, Fichera e Pizzo).

Rossella Fiamingo, 27 anni, ha vinto nella spada due campionati mondiali consecutivi (Kazan 2014 e Mosca 2015) e la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio del 2016. Catanese, ha iniziato la scherma a sette anni in una palestra di Sant’Agata Li Battiati, la Methodos, e non l’hai mai lasciata, una ulteriore prova della bravura dei maestri siciliani. Una giovane donna che ha saputo affermarsi nello sport, riuscendo a diplomarsi in pianoforte (le piacciono Mozart e Chopin “perché sono più romantici”) e a studiare all’università: manca un esame alla laurea in Dietistica (“voglio raggiungerla prima delle prossime Olimpiadi”).

Cos’è la scherma per lei?
“È iniziata come un gioco, poi è diventato un lavoro. Quando sono in pedana mi allontano da stress e ansia, al contrario dello studio e del pianoforte. In palestra mi rilasso, mi emoziono. Il mio habitat naturale”.

A differenza di molti altri schermidori non ha mai lasciato la Sicilia…
“Mi sembra di essere l’unica rimasta, sicuramente nessuna come me si allena ancora con il primo maestro, quello con cui ho iniziato a sette anni, che è Gianni Sperlinga. In Sicilia vivo molto bene. Gli spostamenti in auto richiedono poco tempo. Posso scegliere tra il mare e la montagna. Correre lungo il mare. C’è tutto quello che mi serve, non ho mai pensato di andar via”.

Cosa le manca quando gira il mondo? 
“I dolci siciliani. Cerco di limitarmi ma la granita non riesco a evitarla”. 

L’anno è iniziato bene, ha ritrovato il podio in Coppa del mondo…
“Venivo da un anno complicato pieno d’infortuni. Sono stata brava a non mollare e  se riesci ad allenarti i risultati arrivano come è successo in Cina con un buon secondo posto. Adesso il pensiero è alle qualifiche olimpiche”.

Il sogno non ancora realizzato?
“Vincere appunto l’oro olimpico, l’unico che mi manca. È sfumato per un soffio nel 2016 a Rio, adesso riprovo a Tokio l’anno prossimo e se andasse male non mi fermo certo e riproverò dopo altri quattro anni. Ma adesso il pensiero è qualificarsi, non solo io ma tutta la squadra femminile di spada. Con la squadra le Olimpiadi sono più belle, si gioisce insieme, si respira un aria diversa”. 

Lei ha detto che il più grande errore nella scherma è la paura di farsi toccare…
“Certo e dipende da come ti senti. Se non hai paura, senti dentro uno spirito vincente e nella scherma la concentrazione e la sicurezza mentale sono tutto”.

Perché sì allena a occhi chiusi?
“Per far crescere la sensibilità della lama. Mi dà maggiore sicurezza in pedana, sento prima quel che sta per succedere e quello che devo fare per precedere l’avversaria. Nella scherma tutto si decide in un attimo”.

Tiene ancora gli appunti sulle caratteristiche delle sue avversarie?
“Scrivo tutto su dei black notes. Forse esagero un po’. La sera scrivo quello che ho fatto durante il giorno, gli allenamenti… Ormai è un’enciclopedia”.

Lei ha un fidanzato, Luca Dotto, un nuotatore, uno sportivo altrettanto conosciuto. Come vive quest’amore?
“Purtroppo siamo spesso distanti. Perché lui si allena a Roma e io in Sicilia. È positivo che non si caschi nell’abitudine. Ci vediamo ogni una-due settimane e stare insieme è bellissimo. Mi piacerebbe convivere dopo tanti anni. Ma abbiamo due obiettivi importanti, anche lui insegue un risultato olimpico nel nuoto. Lo sport ci ha unito e ci fa fare delle scelte. Ci siamo conosciuti perché facevano parte del Gruppo sportivo della Forestale. Senza lo sport non ci saremmo mai incrociati. Ora siamo tutte e due nei Carabinieri. Dopo le Olimpiadi decideremo cosa fare”.

Finite spesso sui social.  Che rapporto ha con questo tipo di popolarità?
“Mi sono abituata. Se c’è fa piacere, ma mi interessa di più essere apprezzata come schermitrice e per quello che ho vinto”.