La notte di San Lorenzo è un momento magico in cui, come tradizione vuole, bisogna guardare il cielo per individuare le stelle cadenti ed esprimere un desiderio. Che ci crediate o no, a volte i desideri si avverano…

di Luca Vullo
disegno di Alessandra Micheletti

La notte di San Lorenzo è un momento magico in cui, come tradizione vuole, bisogna guardare il cielo per individuare le stelle cadenti ed esprimere un desiderio. Che ci crediate o no, a volte i desideri si avverano, ma questo atto viene spesso liquidato come una credenza sciocca e infantile, oramai non più praticabile dai “grandi”.

Forse, semplicemente, diventiamo restii a questo tipo di rituali perché presi dalle troppe responsabilità della vita e non riusciamo più ad abbandonarci liberamente a quello che speriamo accada per noi. In Sicilia, in questi casi, si suol dire: “M’arristò ‘ntra li gargi!” che significa “Mi è rimasto proprio qui, in gola!” e va collegato a un movimento specifico che consiste nell’unire i polpastrelli dell’indice e del pollice come a formare un piccolo anello che poi viene poggiato sulla gola, nella zona centrale vicino al pomo d’Adamo, mentre le altre tre dita restano aperte a ventaglio.

La posizione della mano ricorda quella che in Italia usiamo per invitare qualcuno a bere un caffè (dita vicino la bocca), per minacciare (dita dirette alla persona di fronte a noi) o per dire “perfetto!” (dita all’altezza della pancia). In questo caso, il gesto viene usato in modo statico e la mano viene fatta interagire con un’altra parte del corpo: il collo. Ecco che il gesto diventa un segno di dispiacere per non aver soddisfatto le proprie aspettative e quindi serve a comunicare simbolicamente a terzi che non abbiamo ingoiato bene la cosa.