La Sicilia, destinazione termale, chi l’avrebbe mai detto? Eppure esistono una ventina di terme sparse in vari punti dell’Isola, da Sciacca ad Acireale, da Trapani a Messina, da Catania a Castellamare del Golfo passando da Termini Imerese e Alcamo, senza dimenticare Vulcano e Pantelleria

di Régine Cavallaro

La Sicilia, destinazione termale, chi l’avrebbe mai detto? Eppure esistono una ventina di terme sparse in vari punti dell’Isola, da Sciacca ad Acireale, da Trapani a Messina, da Catania a Castellamare del Golfo passando da Termini Imerese e Alcamo, senza dimenticare Vulcano e Pantelleria.

Ma stranamente l’isola non sembra accorgersi di quel bel dono – e grande ricchezza – che la sua natura vulcanica le ha offerto: le acque calde e sulfuree che sorgono dalle sue viscere spesso non vengono sfruttate. O peggio ancora, sono disprezzatamente ignorate, come racconta l’inspiegabile chiusura da diversi anni delle terme di Sciacca o quelle di San Calogero a Lipari. Un vero mistero.

E soprattutto un vero peccato, se si pensa alle ingenti risorse economiche che rappresenta il termalismo e che vanno così perdute dal mancato sfruttamento di questi siti preziosi, i cui benefici per la salute sono riconosciuti sin dall’antichità. Infatti, le terme di San Calogero a Lipari, incastonate in un paesaggio incantevole proprio davanti al mare, erano già rinomate e frequentate da gente proveniente da tutta la Sicilia, come attesta Diodoro Siculo in un documento risalente al 50 avanti Cristo.

Le terme di Sciacca erano apprezzate prima dagli antichi Greci che le denominarono Terme Selinuntine e poi dai Romani che le chiamarono Aquae Labodes. Nel primo Novecento furono una meta favorita dei villeggianti in cerca di sole e benessere, attratti dalle Nuove Terme e dall’attiguo Grand Hotel delle Terme, costruito in stile Liberty. Purtroppo pure questo ha chiuso i battenti. Chiuse anche le cosiddette Stufe di San Calogero, due grotte vaporose sul monte Kronio, specie di bagno turco naturale, dove la temperatura ambiente si avvicina ai quaranta gradi con un tasso di umidità del 100 per cento.

Rimangono aperti (tutto l’anno) i fanghi di Vulcano nelle Eolie. Lì, per pochi euro, si può eseguire una vera e proprio cura termale, del tutto naturale. In un paesaggio quasi lunare, ci s’immerge nella pozza dei fanghi sulfurei, non più di venti minuti per evitare l’intossicazione (inutile dire che l’odore è… come dire… fortissimo). Poi, ci si tuffa nel mare adiacente, dalle acque calde e bolleggianti come una Jacuzzi. Infine, le persone – coraggiose – affette da malattie respiratorie trarranno vantaggio inalando le vicine fumarole.