I “turisti culturali” privilegiano soluzioni di alloggio percepite come più  economiche, e più contestualizzate nei centri storici, capaci di arricchire la qualità esperienziale della vacanza

di Antonio Purpura

Sono trascorsi poco meno di quattro anni dall’inserimento del sito “Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale” nella World Heritage List dell’Unesco, un tempo sufficiente per formulare alcune prime valutazioni sui flussi dei visitatori dei monumenti del sito (Cappella Palatina, Zisa, San Giovanni degli Eremiti, Chiostro di Santa Maria La Nuova) e sui flussi di turisti ospitati nelle strutture ricettive di Palermo-Monreale e Cefalù. Confrontiamo i dati dei due periodi, 2011-2014 e 2015-2017, prima e dopo il riconoscimento Unesco.

Nel periodo 2015-2017, il numero medio di visitatori dei monumenti Unesco è aumentato del 17,7 per cento, con punte di +27 per cento per la Zisa e per la Cappella Palatina. Segnali precisi della crescita dell’attrattività dovuta al riconoscimento Unesco. Per le attività ricettive il confronto evidenzia andamenti contraddittori. Nella destinazione Palermo- Monreale le presenze totali si riducono del 5 per cento circa, con essioni differenti per i turisti italiani (-8,6) e stranieri (- 1,3). A Cefalù, di contro, la forte essione delle presenze di turisti italiani (-11,5 per cento) viene più che compensata dalla crescita delle presenze straniere (+19).

Ma il fenomeno più importante riguarda la ricettività complementare (B&B, affittacamere, etc.) nella destinazione Palermo-Monreale. Nel triennio 2015-2017 i posti letto sono aumentati del 51 per cento e la domanda (presenze) del 53, con punte più elevate (+ 68 per cento) per i turisti stranieri. L’offerta ricettiva extra-alberghiera, che nel 2011 copriva il 16,5 per cento del totale dei posti letto della destinazione, nel 2017 copre quasi un terzo (30 per cento). Su questa modalità di alloggio si concentra nel 2017 il 18,5 per cento delle presenze, a fronte del 7 del 2011.

Appare evidente la ricomposizione dell’industria ricettiva a vantaggio delle tipologie complementari. Un effetto coerente con i modelli di comportamento dei “turisti culturali” che privilegiano soluzioni di alloggio percepite come più economiche, e più contestualizzate nei centri storici, capaci di arricchire la qualità esperienziale della vacanza.

Preoccupano le difficoltà delle strutture alberghiere nell’agganciare questa evoluzione. Devono riformulare le politiche di marketing anche sul versante della filiera di comunicazione e di intermediazione dei servizi.