Un progetto in grado di creare un’armatura mediterranea est-ovest di riqualificazione delle risorse, di sviluppo dell’accessibilità, di propulsione dell’economia e di promozione delle eccellenze

di Maurizio Carta

La Nuova Via della Seta ha un precedente italiano nel 2007: il “Corridoio Meridiano”, pensato dal Ministero delle Infrastrutture con il concorso dell’Università di Palermo come dispositivo territoriale basato sul ruolo centrale della Sicilia. Un progetto in grado di creare un’armatura mediterranea est-ovest di riqualificazione delle risorse, di sviluppo dell’accessibilità, di propulsione dell’economia e di promozione delle eccellenze.

Oggi quella visione viene rilanciata, nella rinnovata centralità del Mediterraneo, grazie al progetto della “Nuova Via della Seta” promossa nel 2013 dal governo cinese come infrastruttura strategica mista (terrestre e marittima), la cui parte navale costeggia tutta l’Asia Orientale e Meridionale, arrivando fi al Mediterraneo attraverso il canale di Suez. L’Italia poche setti- mane fa ha siglato un Memorandum per un coinvolgimento diretto nel progetto, offrendo l’ultimo porto del Mediterraneo (Venezia, Trieste o Genova) prima del transito delle merci verso il Nord Europa.

E la Sicilia dov’è? Dobbiamo pretendere che sia la naturale protagonista del progetto attraverso la sinergia tra Corridoio Meridiano e Nuova Via della Seta. Un progetto strategico per ridefinire le relazioni economiche – ma anche quelle culturali e scientifiche – attraverso l’individuazione di percorsi alternativi ai traffici in direzione nord-sud, coinvolgendo i porti dell’Italia meridionale e della Sicilia. Infrastrutture, logistica, fi  produttive e turismo sono le componenti già individuate. Ma, come sostiene con saggezza il presidente della Repubblica, deve essere anche la “via della conoscenza”.

Serve una visione a lungo termine per una Nuova Via della Seta (le merci) e del Fosforo (le intelligenze), capace di agire per la Sicilia come attivatore di nuove opportunità di collaborazione tra Mediterraneo e Asia. Per le nostre università e per le nostre imprese un campo di fertile collaborazione sono le città, attraverso lo scambio di esperienze e know- how nei settori della conservazione del patrimonio culturale (su cui la Cina sta cominciando ad investire cospicue risorse), delle industrie creative (l’Italia e la Cina fanno parte della rete delle città creative dell’Unesco), della rigenerazione urbana innovativa (la Cina comincia a interrogarsi sulle diseguaglianze sociali e spaziali delle sue città) e delle smart cities.

La sfida che ci attende è quella di intervenire attraverso una combinazione di azioni di scala locale e di scala euro-asiatica capaci di rendere attraente per i fl di beni, servizi e conoscenze la direttrice est-ovest che attraversa il Mediterraneo poggiando sulla Sicilia.