In un romanzo di William Faulkner ambientato in uno degli stati Usa del pro- fondo sud intorno agli anni ‘30, è riportato un frammento di conversazione tra due di quei poveri bianchi che compaiono spesso nelle storie del Premio Nobel americano

di Santo Piazzese

In un romanzo di William Faulkner ambientato in uno degli stati Usa del pro- fondo sud intorno agli anni ‘30, è riportato un frammento di conversazione tra due di quei poveri bianchi che compaiono spesso nelle storie del Premio Nobel americano. “Ho saputo che hai ammazzato un negro”, dice il primo.“Sì, pesava 240 libbre”, risponde il secondo. I due non si erano incontrati nel cortile di una prigione, ma davanti al bancone di un bar.

Andavo al liceo, quando lessi quel romanzo e tutti gli altri di Faulkner. In seguito, avrei letto opere più apocalittiche e a tinte ben più forti, ma quel frammento continua ad apparirmi come la più effi rappresentazione della potenza della letteratura. Ho letto pure saggi e articoli sulla condizione dei neri e dei poveri bianchi in luoghi come l’Alabama, la Georgia, la Louisiana, ma nessuno di essi ha saputo restituirmi la sensazione di agghiacciante normalità di quello scambio stringato e folgorante. Che mi è tornato alla memoria pochi giorni fa, quando, in un altro romanzo, ho trovato un suo equivalente, spostato nel tempo – anche se di poco – e nello spazio.

Il romanzo è Questa sera è già domani, la cui trama si svolge a Genova, nel periodo che va dal ‘36 – due anni prima della promulgazione delle leggi razziali – al ‘43. L’autrice, Lia Levi, è da molti decenni uno dei punti di riferimento della comu- nità ebraica italiana. La narrazione attraversa sette anni della vita dei componenti della famiglia ebrea dei Rimon, che prende coscienza lentamente, e con crescente incredulità, del drammatico cambiamento che precipita le loro esistenze nell’angoscia.

Protagonista principale è il ragazzo Alessandro, che ha otto anni all’inizio della storia e ne avrà quindici quando riuscirà, insieme con i genitori, a ottenere lo status di rifugiato in Svizzera, dopo averne attraversato clandestinamente – e a prezzo di tutti i risparmi della famiglia – la frontiera, dopo l’8 settembre. L’episodio che mi ha fatto pensare al romanzo di Faulkner è quello di una bambina ebrea viennese, la cui famiglia si è rifugiata a Genova per sfuggire alle persecuzioni naziste e che, quando viene invitata da Alessandro a sedere su una panchina in un parco, lo guarda con occhi atterriti e mormora “Nein, no. Juden verboten”. A Vienna agli ebrei erano proibite persino le panchine pubbliche.

In appendice, la Levi annota che la fi e la storia di Alessandro Rimon sono ispirate a quelle del proprio marito, Luciano Tas, ed è riprodotto il documento originale dell’autorità svizzera di frontiera che gli concede il permesso di sog- giorno. Questa e altre cose riportano a certe nostre realtà contemporanee. Il che contribuisce ad alimentare il tasso di inquietudine.


di Marcello Barbaro

GIORGIONE, “LA TEMPESTA” E LE SUE VERITÀ CELATE
Misteri da svelare: chi sono le figure in primo piano della ce- leberrima tela di Giorgione “La Tempesta”? Quali segreti nascon- de il famoso quadro? Lo studioso di storia dell’arte medievale e moderna, Sergio Alcamo, si inte- sta il complesso proposito di fare chiarezza sull’enigma. Lo studio- so, originario di Alcamo, parte dalla scoperta di un dettaglio inedito, mimetizzato nella tela, per proporre una nuova e sugge- stiva lettura dell’opera. Che passa dalla valutazione attenta di chi quella tela commissionò. Un’in- dagine affascinante in un saggio che abbatte le barriere della “co- municazione alta” per divulgare con passione e competenza.

AGATA, UNA PICCOLA, PICCOLA ITALIANA
È (all’apparenza) solo un’immersione nel Ventennio fascista, la storia narrata in Piccola italiana. In realtà c’è la tensione a leggere una fetta del presente alla luce di echi di- stanti. C’è nella protagonista, Agata Amodio, cresciuta in un istituto di suore, la volontà ferrea di non la- sciarsi instupidire dalla rimbombante macchina della propaganda e di non farsi trasformare in un mero numero, anche pagando costi altissimi. Stretta fra un inquietante psichiatra che proverà a normalizzarla e una vigilatrice invaghita di Mussolini, Agata troverà un unico punto fermo in un’amica ebrea. Per Cacciatore, che per una volta ha abbandona to la “sua” Palermo, una prova dai risvolti anche “politici”.

A UCCIDERE È STATO IL MAGGIORDOMO?
Nuova avventura e mistero da sbrogliare per Leo Salinas, redattore di un giornale palermitano. Questa volta lo scrittore lo colloca alle prese con un delitto che non sembra custodire incognite. Quello di un avvocato che da anni risiede in un grande albergo cittadino e che viene assassinato. Con la pistola in mano viene trovato il suo cameriere personale, Minico, che si fa arrestare e rimane in silenzio. Il perché dell’ostinato silenzio toccherà a Salinas scoprirlo.

DONNE IN CERCA DI… LUCE
Mariceta Gandolfo propone un gioco: raccontare le “Donne in pe- nombra”, quelle che il mondo della letteratura ha posto in seconda fila. Da Penelope a Lidia (l’eterna fidanzata di Montalbano), da Beatrice alle mogli di Maigret e del tenente Colombo. Con ironia, ma anche consapevolezza del mezzo espressivo, prova a disvelare quel pianeta che sta dietro alla battuta: dietro ogni uomo importante c’è una donna di valore. E le sorprese non sono poche. Anzi.