Bisogna puntare su una sintesi fra tradizione artigiana e mondo digital, ricerca e innovazione. Produzioni “su misura” per la più sofisticata clientela internazionale. Su questo la Sicilia ha molto da dire

di Antonio Calabrò

Lo sviluppo italiano ha come cardini la manifattura di qualità, la creatività, la capacità di fare “cose belle che piacciono al mondo”, per ripetere la felice sintesi di Carlo M. Cipolla, grande storico dell’economia.

Il Salone del Mobile che ha tenuto a Milano, dal 9 al 14 aprile, la sua 58° edizione, ne è ancora una volta la conferma: 2.350 espositori, quasi mezzo milione di visitatori da tutto il mondo, un confronto vivace tra architetti, designer, imprenditori, studiosi del “buon vivere” e “ben abitare”. La Design Week, ricca di mille manifestazioni tra Fiera, museo del Design in Triennale e spazi diffusi della metropoli, ha ribadito la centralità internazionale di Milano. E s’è arricchita di tutte le iniziative e le mostre legate alla ricorrenza dei cinquecento anni dalla morte di Leonardo. Bellezza e cultura politecnica. Un percorso comune tra arte e industria, fantasia e severità produttiva.

L’indicazione che viene dalla Design Week può fare da paradigma anche per parecchi territori italiani per ridefinire nuovi meccanismi di sviluppo economico e sociale. L’ipotesi è quella di una “manifattura dolce”: una sintesi fra competenza produttiva di tradizione artigiana rilanciata dalle tecnologie del mondo digital, ricerca e innovazione con solidi legami con le università, produzioni “su misura” per la più sofisticata clientela internazionale e creatività legata agli incroci culturali lungo gli assi che reggono il dialogo tra Europa continentale e Mediterraneo.

In una relazione fertile, dunque, con ambiente, storia, beni culturali. La Sicilia, in questa strategia, può avere molto da dire. Ha una solida tradizione manifatturiera, proprio nel settore del mobile e dell’arredamento, che va dall’esperienza storica di Ducrot alle produzioni di qualità di mobilieri ed ebanisti come Acierno-Woodesign (tre selezioni per i “Compassi d’oro” dell’Adi, negli anni Novanta). E tra ambienti della facoltà di Architettura di Palermo e studi privati, ha conosciuto l’intelligenza creativa di designer che hanno trovato spazio e ascolto nell’industria nazionale.

Un dialogo fi tra Milano, Palermo e altre realtà europee (come il Portogallo di Alvaro Siza) può essere ripreso e rilanciato. Il futuro della “manifattura dolce” siciliana ha un cuore antico, ma anche pensieri contemporanei.