Come ha notato anche Natalia Milazzo, in un suo libro di anni fa dedicato a illustrare le peggiori virtù e i migliori vizi dei siciliani, ogni isolano che incrocia un turista si sente obbligato a dargli consigli

di Augusto Cavadi

Come ha notato anche Natalia Milazzo, in un suo libro di anni fa dedicato a illustrare le peggiori virtù e i migliori vizi dei siciliani, ogni isolano che incrocia un turista si sente obbligato a dargli consigli. Talora richiesti, nella stragrande maggioranza dei casi del tutto spontanei. Un primo grappolo di consigli è regalato al turista perfettamente sconosciuto. “Vuole andare a Mondello? Ma non è questa la stagione migliore. Vuole mangiare una pizza? Ma che senso ha mangiare pizza nella capitale dello sfila? Vuole salire a piedi a Monte Pellegrino? Ma se non ha fatto voto a santa Rosalia perché non prende l’812 e ci arriva fresco e riposato?”.

Un secondo grappolo di consigli è destinato all’ospite con cui si è un po’ in confidenza e che si accompagna in giro per la città. Se si deambula a piedi i suggerimenti più frequenti sono di carattere gastronomico: “Qua trovi il gelato al limone più gustoso, se lo vuoi al pistacchio dobbiamo spostarci invece nella strada accanto, se preferisci la granita al caffè dobbiamo invece cambiare quartiere…”. La situazione si fa molto più colorita e chiassosa nel caso che al siciliano venga chiesto di salire in auto per fare da accompagnatore dell’ospite.

Quasi certamente perderà la flemma abituale e si sbraccerà a insegnare, in corso d’opera, il codice stradale non scritto vigente nell’isola: “Divieto di svolta? Ma sarà rimasto per errore. Tu gira lo stesso: qui giriamo tutti a destra da decenni… Rallenta, rallenta: anche se non mette la freccia, sono sicuro che quella cretina della macchina davanti sta per fermarsi e posteggiare perché ha visto in ritardo un posto vuoto…”.

Se il turista chiede perché tanta fretta, visto che si è in vacanza senza impegni né appuntamenti, il siciliano avrà un momento di perplessità. La domanda lo metterà in crisi e, non senza difficoltà proverà a formulare la sua convinzione radicata (quasi inconsapevole): “Non è questione di tempo, è questione di onore”. Già, l’onore: che, da queste parti, funziona un po’. La madre può lamentarsi per ore del figlio ma guai se qualche altro si permette di aggiungere una sola critica. Così il marito nei confronti della moglie.

Così il cittadino nei confronti dei conterranei: lui può dirne “peste e corna”, ma l’ospite che arriva da fuori deve fare attenzione persino ad annuire in segno di consenso. In quel caso, infatti, scatta un riflesso di autodifesa: “Arretratezza economica, malgoverno, mafia. Sì, tutto abbastanza vero. Ma la colpa è degli Spagnoli, dei Piemontesi, dell’attuale governo a Roma. Insomma, di tutti tranne che… dei siciliani”.