Il passante che incrocia una bicicletta per bambini parcheggiata nella cittadella universitaria, a tutta prima, si commuove

di Gianfranco Marrone

Il passante che incrocia una bicicletta per bambini parcheggiata nella cittadella universitaria, a tutta prima, si commuove. Piove, e il fanciullo che avrà raggiunto chissà quale aula grondante scienza e intelligenza deve avercela messa tutta: sarà stato assai motivato per affrontare le intemperie e la distanza, pur di arrivare in tempo a lezione. Finalmente l’accademia per i bimbi. Poi inizia il rimuginare livoroso.

Non è che forse il distacco fra scuola e università si stia attenuando? Il livello dell’insegnamento nelle nostre aule universitarie scende a più non posso, e una manciata di nozioni da bignamino sono sufficienti per passare un esame. Al punto che, infatti, sembra di stare alle scuole elementari. Le quali, dal canto loro, aspirano a divenire modelli di sapere d’alta gamma, ripetitivo e catastrofico ma comunque, a suo modo, rigoroso e attento. Quanto meno, là, s’insegna l’ortografia e l’aritmetica.

A noi piace comunque aspirare le zaffate di tenerezza che quella bici incatenata al palo della luce emana a più non posso. La rastrelliera lì accanto è vuota. La bici è sola. Dove sarà il proprietario? Che starà facendo? Quando andrà via? Avremmo voluto tanto saperlo. E chiacchierare con lui. Adesso si spera solo che ritorni.