Se non è più necessario cucinare, perché continuare a farlo? La risposta a questa domanda ha per me sempre avuto a che fare con l’amore

di Francesco Mangiapane

Al giorno d’oggi, ogni esigenza di alimentazione può essere soddisfatta al supermarket in poco tempo, senza particolari sperperi e, cosa più importante, senza per forza dover rinunciare al benessere. Non c’è, insomma, mangiatore che non possa trovarvi di che cibarsi. Per di più, senza mettere mano ai fornelli.

La qual cosa può far rifltere sul ruolo del far da mangiare nelle nostre vite, passato silenziosamente da ineludibile necessità al regime del libero arbitrio. Se non è più necessario cucinare, perché continuare a farlo? La risposta a questa domanda ha per me sempre avuto a che fare con l’amore. Cucinare è un atto d’amore nei confronti del prossimo perché richiede la profferta di sé e del proprio tempo nella cura dell’altro.

La grande scrittrice culinaria Nora Ephron, che era maestra nel riconoscere questo gioco di corrispondenze fra cibo e affettività, sosteneva perfino di essere in grado di valutare lo stato di una relazione amorosa a partire dal modo in cui si cucinano le patate per il proprio compagno/a: quelle croccanti stanno all’inizio della relazione, le patate lesse arrivano dopo come segno inesorabile dell’avvento della routine della vita di coppia.

Come si traduce tutto questo in ambito siciliano? Ci sono alcuni piatti poco impegnativi e informali: pasta col pic-pac, insalate, frittate varie… Essi non chiedono nulla al prossimo, sono segno di un comunitarismo leggero e festaiolo. Ci sono però altri piatti che richiedono una certosina preparazione che investe la competenza culinaria e il tempo di chi cucina. Apprestarsi a cucinarli è un atto di amore verso chi li mangerà. Ci sono però piatti che chiedono molto di più. E la cosa ha a che fare con un certo modo – tipicamente siciliano! – di intendere l’amore, tanto spasmodico e ossessivo da sfociare nel martirio.

Prendiamo l’asse caponata/parmigiana. Ogni qual volta qualcuno dovesse cucinare uno di questi due piatti per voi, sta facendo molto più che invitarvi a pranzo. Vi sta mettendo di fronte al sacrificio del suo tempo (le ore infi che servono per friggere le melenzane) ma soprattutto del suo corpo (la sofferenza di friggere le melenzane al caldo estivo, quando sono di stagione). Arriverà il giorno in cui chi si è immolato a cucinare caponata o parmigiana per voi, ve lo rinfaccerà.