Forse lo storico Pietro Colletta, nella sua Storia del Reame di Napoli, esagerò definendo Lady Hamilton “bellezza per tutte le lascivie”, un’immagine che da allora sarebbe stata riproposta in tante biografie…

di Salvatore Savoia

Forse lo storico Pietro Colletta, nella sua Storia del Reame di Napoli, esagerò definendo Lady Hamilton “bellezza per tutte le lascivie”, un’immagine che da allora sarebbe stata riproposta in tante biografie: l’antico stereotipo, in fondo, della femmina che con le proprie arti seduttive insidia il maschio guerriero. Da noi, italianizzando goffamente il suo cognome Lyon, in decine di biografie si preferì chiamarla “Emma Liona”.

Nata nel Galles da povera famiglia, Emma, come tante donne vissute in contesti di squallore, fu costretta a prostituirsi. Bella com’era, ebbe mille amanti, ma il caso volle che uno di essi, il nobile Charles Greville, per liberarsene, pensò di cederla a uno zio, l’anziano sir William Hamilton, celebre archeologo e vulcanologo, ambasciatore di Gran Bretagna alla Corte di Napoli. La spedì infatti da lui.Da quel momento la splendida Emma, che prima “davasi a spettacolo nello inventato letto di Apollo, nuda e coperta di velo sottilissimo”, posando “per scuola o per lascivia” presso cento artisti, cambiò stile di vita.

Nessuno allora pensava a un matrimonio, né che “Emma Liona” divenisse Lady Hamilton, consorte dell’ambasciatore inglese presso Sua Maestà siciliana. In quegli anni anche a Napoli il vento rivoluzionario proveniente dalla Francia, e soprattutto la paura della ghigliottina erano molto forti. Comprensibile che la Regina di Napoli, sorella di Maria Antonietta di Francia, ne fosse terrorizzata.

Ma tutto ciò era di là a venire: per alcuni anni la scena napoletana continuò a essere dominata da Milady, protagonista di ogni mondanità, divenuta, contrariamente a ogni logica, amica intima proprio della Regina. Emma aveva introdotto a Corte un nuovo tipo di spettacoli, che lei chiamava attitudes. Utilizzando abilmente drappeggi alla greca, rappresentava celebri donne del mito femminile come Medea o Cleopatra. Anche Goethe raccontò di aver assistito a tali performances. Si parlò anche di una “liaison” fra Emma e la Regina e furono diffuse delle stampe maliziose su di loro. L’influenza del clima libertario della Rivoluzione aveva fatto nascere una certa tolleranza.

Finché Lord Horatio Nelson, l’ammiraglio inglese inviato a Napoli per cercare rinforzi contro la minaccia francese, incontrò Milady. Lui presto ripartì per la guerra, ma quando tornò a Napoli, reduce dalla battaglia del Nilo, già provato da mille ferite, fu curato da Emma, che lo ospitò addirittura in casa. Per il compleanno dell’ammiraglio realizzò una celebre festa con 1.800 invitati. Horatio ed Emma si amarono follemente, e persino con la complicità della regina di Napoli (“che sino a quel punto avea conversato con milady da superba, come regina con donna di ventura”). Colletta scrisse che “la mensa, il bagno, il letto si godevan comuni”.

Ma il vento rivoluzionario era giunto pure a Napoli. Le truppe francesi di Championnet obbligarono Ferdinando e Maria Carolina alla fuga in Sicilia (dove è noto che le rivoluzioni non arrivano) sulle navi di Nelson. Insieme a loro Lady Hamilton. In quel tempo si svolse a Napoli la dolorosa storia della Repubblica partenopea, sulla quale la Reazione, grazie al cardinale Ruffo e ai suoi Difensori della Fede, ebbe rapidamente la meglio. Si scrisse che anche Lady Hamilton abbia inciso sul rifiuto della capitolazione onorevole che i Repubblicani avevano ottenuto, con la conseguenza che il meglio della intellettualità napoletana fu messo a morte, spesso con modalità cruenta. il Re e la Regina ripresero possesso del trono, lasciando Palermo e gli ozi della Palazzina cinese; gli Hamilton – compreso Nelson – abbandonarono la residenza sul porto dove vivevano.

A conclusione di questa epopea, Nelson ritornò in Gran Bretagna a godersi i suoi trionfi e il suo nuovo titolo di Duca di Bronte. Provò a tutelare la Hamilton, anch’essa rientrata in patria, con qualche sussidio, ma la famiglia non glielo permise. Da quel momento, secondo un copione che vide tante “demi-mondaines” finire in miseria la propria vita, di lei ci si dimenticò. Morì nella più assoluta miseria in Francia, dove si era rifugiata per sfuggire ai suoi creditori, nel 1815, pochi mesi dopo Maria Carolina di Napoli, dieci anni dopo l’Ammiraglio Nelson.