Bruxelles, ma belle. Dove si vive per strada, si inforca una trottinette, si inalbera una t-shirt al primo raggio di sole. E soprattutto, non si è razzisti, mai

di Simonetta Trovato

Bruxelles, ma belle. Dove si vive per strada, si inforca una trottinette, si inalbera una t-shirt al primo raggio di sole. E soprattutto, non si è razzisti, mai. “Bruxelles è come vivere sul dorso di un animale in movimento, un serpente che cambia continuamente la sua pelle”, e te lo spiega un ingegnere informatico con il sogno di diventare compositore.

Marco Di Stefano è un tipo strano, un geniaccio si potrebbe dire, ma è anche uno che si innamora: della sua famiglia, di una città diversa dalla sua Palermo, di un romanzo, della musica, visto che, di punto in bianco, ha deciso di mettere in musica L’estate del ‘78 che Roberto Alajmo ha pubblicato per Sellerio. E così, affacciato sul quartiere multietnico per eccellenza, il Molenbeek, è nato un Cd che è un racconto fluido e bello. Marco è un Enterprise Architect quindi è molto attento ai cambiamenti dello spazio. “Bruxelles è una città che subisce una continua evoluzione – racconta – guidata da principi molto solidi come un forte senso dell’integrazione e di apertura, una netta impronta ecologica e uno spirito giovanile che la rende perfetta per testare nuovi servizi e tecnologie orientate ai cittadini”.

Ecco, parliamo di mobilità. “Siamo stati i primi a usare il bike sharing prima, il car sharing poi e adesso le trottinette a due ruote elettriche, che adesso sono molto di moda e che prenoti tramite app”. Camminare per Bruxelles. “Andate a Molenbeek: scoprirete che il quartiere conosciuto come il cuore del terrorismo islamico europeo, è bellissimo e si respira l’atmosfera di una grande capitale. Dopo l’attentato, Bruxelles non ha dimostrato odio ma ha cercato di capire”. A Marco manca il sole. “Ai belgi manca il sole: lo vedi dal fatto che basta un raggio e spuntano le t-shirt.

Il centro storico è minuscolo, si visita a piedi in un paio di giorni, ma è anche vero che bisogna uscire dal cuore e scoprire Saint Gilles con i suoi locali cool dove si beve una birra con gli amici (da Delirium, ce ne sono 3.162 in menu), Schaerbeek con le sue belle case dei primi del ‘900, Ixelles e i locali notturni. Multietnica anche nel food. Vuoi mangiare cinese? XU Ji, in centro. Vegano? C’è addirittura un fast food, Veg’ger. Croissant e pain au chocolat? Sempre vegani alla boulangerie di rue Docteur Huet ad Anderlecht. Insomma a Bruxelles si resta. “è una città che accoglie, me e tanti expat come me”.