È quella di Sonia Vitale, ennese, tre volte campionessa  italiana di paracadutismo di precisione. Si lancia da quattromila metri e atterra su un fazzoletto di terra grande come una moneta. Storia di una donna che non conosce la paura

di Laura Grimaldi

Il primo lancio in quota a diciotto anni ed era già passione. Il “salto”, come lo chiamano i paracadutisti, fu il regalo di compleanno per la raggiunta maggiore età. Fece tutto da sola: attraverso internet cercò il luogo più vicino per lo skydive, il paracadutismo sportivo, e prenotò il suo battesimo dell’aria. Un lancio da 4200 metri di altezza sui cieli di Siracusa insieme a un istruttore.

Un video e splendide foto ricordano l’emozione di quell’indimenticabile 14 maggio di nove anni fa. Oggi ne ha 27 Sonia Vitale, nata a Enna e oggi a Pisa 1° Caporal Maggiore dell’Esercito italiano e tre volte campionessa nazionale di precisione in atterraggio. Una scelta di testa e di cuore che rifarebbe a occhi chiusi. Non ha visto l’ora di terminare gli sudi al liceo linguistico “Abramo Lincoln” per prendere il brevetto di paracadutista civile a Caltagirone. Primo passo per diventare atleta militare. Sogno che avrebbe coronato di lì a poco a Pisa. All’inizio è stata una sfida, oggi è una missione”, dice con un sorriso.

Volontà e determinazione non le mancano insieme a una bellezza solare. Una cascata di capelli biondi e ricci sulle spalle che per praticità e sicurezza tiene sempre raccolti durante gli allenamenti. Appena può li scioglie perché “una donna non dovrebbe mai rinunciare alla sua femminilità – dice sicura – al trucco, a un bel vestito, ai tacchi”. Si è presentata così davanti a milioni di italiani, ospite della trasmissione “I soliti ignoti”, su Rai 1. Non è stato facile per il concorrente riconoscere il parà in quella donna così aggraziata con addosso un delizioso tu- bino rosso e azzurro. Uno dei tre che Sonia aveva portato con sé.

Unica siciliana delle sette donne del gruppo di venti atleti – gli altri sono uomini – che compongono la sezione di paracadutismo sportivo dell’Esercito al Centro di addestramento paracadutismo di Pisa. Un reparto della Brigata Folgore all’interno di una grande caserma con quasi un migliaio di militari. Per tre anni di seguito, dal 2016 al 2018, ha vinto i campionati italiani di precisione in atterraggio. Immaginate quanto addestramento e quanta tecnica siano necessari dopo un lancio da una quota di mille metri per riuscire a centrare con il tallone in fase di atterraggio un disco elettronico piccolo quanto una moneta. Otto-dieci lanci per ogni competizione e vince l’atleta che accumula meno penalità.

Un po’ come giocare a freccette: più ci si avvicina al centro del bersaglio, migliore sarà il risultato. “Nel nostro caso, il paracadutista è la freccetta” – scherza Sonia -. La gara è ottima se termina con 4-8 centimetri. Il successo dipende da un delicato equilibrio di quote, intensità del vento, capacità e sensazione dell’atleta che si lancia”. Lei, fisico atletico, quasi un metro e settanta di altezza e 56 chili di peso, è sempre stata una sportiva. Per anni ha giocato a pallamano a livello agonistico nella Handball Enna.La passione per il paracadutismo le è stata trasmessa dal padre Salvatore. È stato paracadutista durante il servizio di leva, obbligatorio per intere generazioni e abolito nel 2005. L’entusiasmo e l’orgoglio dei suoi racconti incantavano Sonia ragazzina.

Lo stesso entusiasmo con cui oggi affronta duri allenamenti quotidiani sotto la guida del Primo luogotenente Michele Tedesco che la segue sin dal primo giorno che è arrivata a Pisa, nel settembre del 2014. Importante anche la presenza del sergente Fabrizio Mangia: “La sua dedizione riesce a sostenermi e darmi gli stimoli giusti per raggiungere gli obiettivi – dice Sonia -. È la qualità dell’allenamento a fare la differenza tra un atleta e l’altro. Non tanto essere uomo o donna, benché diversa sia la struttura fisica. Esiste ‘il’ paracadutista”.

Prova ancora i brividi quando ripensa a quel giorno di nove anni fa quando vide per la prima volta il paracadute aprirsi sopra di lei e l’aria che le mordeva il viso. “Una sensazione indescrivibile – dice eccitata – non vedevo l’ora di rivivere quell’esperienza”. L’ha ripetuta eccome se è vero che dal 2011, ancor prima di arruolarsi, ha fatto 1400 lanci. Lo fa anche nel tempo libero senza divisa militare e con il suo splendido paracadute bianco e nero di cui va orgogliosa. “Da 4200 metri di altezza si viene giù in caduta libera a duecento chilometri orari e forse di più”, lo dice con tale e tanta tranquillità da sbalordire.

C’è un siciliano anche tra i cinque atleti più promettenti ancora in prova. Daniele Garozzo, 25 anni, è arrivato da Catania l’anno scorso. “Non c’è un periodo prestabilito per la durata del periodo di prova – dice il maggiore Roberto Pagni, direttore tecnico del reparto Attività sportive -. Per formare un atleta di livello sono necessari anni e migliaia di lanci. Questo perché l’atleta militare nel paracadutismo coniuga sia le qualità di un paracadutista civile che quelle di un paracadutista militare”. Sonia è invece uno dei quindici atleti consolidati, tra le prime atlete militari nel paracadutismo. Dice che le manca la Sicilia, le mancano i gamberoni e la crema di pistacchio. Non c’è tempo per la nostalgia, ci sono gli allenamenti, ci sono le competizioni. C’è la sua vita, lassù, tra le nuvole.