A volte le dita delle mani possono veicolare concetti e informazioni molto dolorose che permettono di evitare l’imbarazzo di doverli esprimere a parole

di Luca Vullo
disegno di Alessandra Micheletti

Infatti, anche per riferirsi alla morte, in Sicilia abbiamo un gesto specifico che consiste nel tenere uniti il dito medio e l’indice per poi farli roteare in aria come a creare dei cerchi concentrici su se stessi. Provate a immaginare che le dita stiano giocando con un hula hoop invisibile e quindi debbano compiere gli stessi movimenti del bacino, mentre le altre tre dita resteranno chiuse.

Il viso deve esprimere tristezza funeraria per intensificare lo stato emotivo della difficile comunicazione e spesso lo sguardo non incrocia quello del proprio interlocutore, ma è rivolto a terra in chiaro segno di rispetto. Trovandoci in un contesto criminale, ci si potrebbe riferire a qualcuno che è “morto stecchito” quindi è stato fatto fuori, oppure parlando tra amici e parenti, di chi è stato molto male, può essere un segno efficace per dire, senza aprire bocca, che “purtroppo non ce l’ha fatta”.

Il concetto di morte non si riferisce unicamente alla morte fisica di qualcuno, ma può diventare un’espressione simbolica e quindi meno drammatica per esprimere altri tipi di messaggi. Quando ci invitano a fare qualcosa e non possiamo accettare perché siamo stanchi morti, basterà rispondere volteggiando le due dita nello spazio. Il gesto può essere utilizzato anche per dire che qualcosa non è andata a buon fine oppure che qualcuno c’è rimasto male per qualcosa, ma serve anche a riferire che un progetto è fallito o una storia d’amore è finita.

La comunicazione del messaggio andrà a buon fine solo se la controparte conosce bene il nostro codice gestuale: altrimenti si andrebbe incontro alla morte della comprensione.